:: Invia e-mail
CND - Centro Nazionale Drammaturgia Teatro Totale

B.A.N.G.

di Eva Loperfido
 

B.a.n.g.
creazione/danza: Lara Martelli
video: Werther Germondari, Marialaura Spagnoli
assistenza alla drammaturgia: Alfio Petrini
sound design: Massimo Carozzi
Realizzato con il sostegno di Steptext Bremen, CND Roma, Hangart

foto | performance B.A.N.G.Ispirata dalle righe di un testo di Alfio Petrini, la performance B.A.N.G si presenta come un giallo da risolvere. In scena la tragedia della passione e il gelo della razionalità. C’è la naturalità degli istinti e la vana ricerca di una loro spiegazione. C’è una coppia di amanti e un intruso. Ci sono tre personaggi ed una sola attrice. C’è qualcosa che è già accaduto, qualcosa che sta accadendo davanti ai nostri occhi e qualcosa che sta accadendo davanti ai nostri occhi ma in un luogo imprecisato, virtuale, rarefatto.
Tutto inizia con la morte. Una sagoma disegnata sul pavimento lascia intuire che si tratti di un omicidio. Lo spazio scenico, infestato da un cicalio assordante, è vuoto, eccetto un grande schermo e dei sacchetti per il sottovuoto che pendono dall’alto.

Barbarico Atto Nel Giardino. Un detective presenta così il caso, lo espone con freddezza scientifica, indaga lo spazio e la vita dei due protagonisti: un assassino e la sua vittima, un uomo e una donna. L’intruso tenta così di far luce sull’accaduto, sull’eterno rapporto tra eros e thanatos, un rapporto che è tanto inscindibile quanto sono irriducibili le differenze tra uomo e donna. Ma la sua indagine non lo condurrà che alla incomprensione, al dilemma, alla follia
Lara Martelli abbandona il peso della parola di cui si serviva il sospetto dell’indagatore e affidandosi alla sola danza diviene uomo, dalla postura sicura e il piglio virile, cambia vesti e diventa donna, dal passo delicato e dall’aria leggera. Gli abiti e le parrucche che le consentono le trasformazioni sono nascosti nei sacchetti che pendono dall’alto, pochi elementi con cui giocare ma fortemente caratterizzanti di cui si serve con foga schizofrenica la protagonista. Neanche un istante, nei movimenti dei personaggi, è concesso al didascalismo, al luogo comune dei laceri prototipi del maschile e del femminile. L’uomo e la donna sono danzati nella loro più nascosta e viscerale essenza.

Nel frattempo, nella scena immateriale del video, lo stesso uomo e la stessa donna comunicano con il loro io materiale concedendo esperienze psico-visive di rara efficacia. Le parti anatomiche sul video appaiono dilatate, gigantesche rispetto al corpo, o ai corpi, presenti nella scena materiale. I personaggi virtuali possiedono una corposità e una sensualità tale da sovrastare, da invadere con prepotenza la scena materiale sino a farla percepire come inglobata in quella virtuale.
Tutto si duplica, si moltiplica, ma tutto sembra anche ridursi all’unità perché, intanto, la performer cambia ancora vesti ed è nuovamente un essere neutro, imparziale, l’unico disposto a parlare e ricostruire la dinamica dell’assassinio: l’incontro, poi il sesso, e la morte a causa di un coltello. Nuovamente bicefala, androgina, ermafrodita l’attrice inscena così l’atto d’amore che ha preceduto la tragedia. La Martelli mette in vita il sesso essendo uomo e donna allo stesso tempo, confondendo il maschio con la femmina, rendendoli un unico e irriducibile groviglio di corpi, donando così la vera e ancestrale immagine dell’unione di due anime. Da una a tre, da due a quattro, poi ancora uno, e due, e ancora uno.
Presenze, assenze, sostituzioni si inanellano senza sosta. Le interazioni tra la coppia, e tra i loro alter ego virtuali, si sfamano di danza, movimenti, gesti. Barbarico Atto Nudo Gesto.

L’arte comunica con se stessa e con le sue diverse declinazioni mentre il corpo di Lara Martelli diventa luogo in cui queste si intersecano. L’intermedialità della performance ruota non solo intorno alla capacità della danzatrice di farsi veicolo del rapporto tra scena materiale e immateriale, musica e parole, uomo e donna, tra un corpo in scena e quattro corpi in scena ma vive soprattutto della sinergia di artisti visivi quali Werther Germondari e Marialaura Spagnoli, Massimo Carozzi, sound designer, e le luci di Uwe Renken.
B.A.N.G. non aspira a raccontare nulla se non la poesia dell’irriducibilità degli opposti ed è forse questo il motivo per cui la sua visione ha procurato fascino e sconcerto allo stesso momento, seduzione dinnanzi al mistero e disorientamento al cospetto di una visione talmente elementare che potrebbe risultare incomprensibile a chi non si abbandoni alla semplicità di un’esperienza.

Il finale era svelato sin dall’inizio e tutto si interrompe all’improvviso così come tutto è cominciato.
Bang, bang, my baby shot me down.