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Vita mia

Alfio Petrini, INScena (cartacea)
 

VITA MIA
di Emma Dante
con  Ersilia Lombardo,  Enzo Di Michele, Giacomo Guarneri,  Alessio Piazza
direzione organizzativa di Fanny Bouquerel
luci di Christian Zucaro
direzione tecnica di Giuseppe Pesce
foto di scena Dario Garneri
regia di Emma Dante 
produzione SudCostaOccidentale, Romaeuropa Festival, La rose de vents

Roma, teatro Ambra Jovinelli, aprile 2007

L’uomo è una piccola cosa sull’orlo dell’abisso. Da quando gli dei hanno abbandonato la terra egli è rimasto solo e deve risolvere da solo i suoi problemi. Sta sopra quel labile confine in precario equilibrio. A fatica vi resta. E sulla carraia cammina senza mai fermarsi, rivelando la sua stupefacente e luminosa complessità. Si sa, non sempre risplende. Si spegne e si accende. Ma questo è il punto: basta così poco perché l’alito e il sussurro si trasformi nel volo sordo di una campana. Ci ha svegliati nel corso della notte e ci ha condotti nel cuore di tenebra delle veglie contadine, dove a volte abbiamo visto il morto sollevarsi dal letto e uscire dalla casa.

Ci ha preso la mano, l’altra sera, e ci ha condotto attraverso le ore eterne che ci nutrono ancora. Ai ricordi e alle immagini funebri dell’infanzia. Era la mano di Chicco, l’altra sera, l’ultimo dei tre fratelli. La sorte ha appoggiato la mano sulla sua spalla. Ed è stato lui, poi, a tenderci gentilmente la mano. Noi siamo stati al gioco, e cuore e mente ci siano fatti conquistare. Perché “Vita mia” ha la capacità di possedere e noi abbiamo la lucidità di riconoscere ad Emma Dante, autrice e regista della veglia di avere un comportamento poetico nel raccontare  le sue storie. Assecondata in modo efficace da quattro giovani interpreti ( Ersilia Lombardo, Enzo Di Michele, Giacomo Guarneri e Alessio Piazza, che non hanno “pompato” sentimenti per conquistare la nostra attenzione), la Dante ci ha offerto un oggetto artistico che ha il grande pregio della leggerezza. Un oggetto piccolo, ma prezioso. Delicato e complesso come l’uomo che sta sull’orlo dell’abisso. Ci ha avvolti in una nuvola che ha generato in noi altre nuvole e altre nuvole ancora. E ci ha fatto desiderare, assieme alla intrepida madre, che Chicco, vestito di bianco, riprendesse a camminare. E così lo abbiamo visto cullarsi sulla rete del letto, saltare come un acrobata, correre per la stanza tra le risa e i pianti di gioia della madre accorata, danzare acrobaticamente, fare capriole sul letto, abbracciare i fratelli e l’adorata madre presi tutti da frenesia, generando una festa di caotiche geometrie che ci hanno fatto stringere la gola. La scena più bella. Quella che vogliamo ricordare e che vi invitiamo a vedere.