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Le
nuove arti visive, sinestetiche e performative sono sempre
di più intrecciate allo spettacolo dal vivo. La ricerca
applicata alla produzione in aree intermediali si sta allargando
rapidamente in tutto il mondo. Si tratta di un processo inarrestabile
che non può essere ignorato, non solo per dovere di
cronaca, ma anche perché rappresenta un ambito di ricerca
praticato da artisti - alcuni di grande valore - che, essendo
impegnati nella produzione di miscele linguistiche eterogenee,
sono di fatto compagni di strada dei drammaturghi e registi
che operano nella prospettiva delle variegate forme di teatro
totale e più in generale dello spettacolo dal vivo.
Artisti che operano nei campi specifici della computer art,
poesia visiva, videopoesia, videopittura, performance, internet
performance, installazioni video, installazioni performative,
net-poetry ed altro, utilizzando in alcuni casi anche le nuove
tecnologie della comunicazione.
A questo proposito va fatta una precisazione. Le nuove tecnologie
sono strumenti da usare in funzione espressiva sotto la spinta
di una forte necessità artistica e non fini. Non sono
quindi, come molti credono, le nuove divinità in grado
di risolvere ogni male. Poste al centro di una moda che corrompe
proprio nel momento stesso in cui seduce, legano gli sprovveduti
al velo della superficie. Dietro la patina di modernità
offerta nascondono molto spesso carenze di conoscenza e d'abilità
assai pesanti, accompagnate dal rischio latente di tecnicismi
che producono risultati stucchevoli e di conseguenza il rifiuto
dei fruitori, i quali, invece di essere posseduti, si sentono
respinti.
In questa sede, a fronte della "multimedialità"
dilagante, saranno presi in esame oggetti intermediali e sinestetici, che - in quanto tali - prevedono la interazione di diversi
codici espressivi con l'obiettivo di determinare un valore
aggiunto di natura poetica. Un oggetto artistico intermediale
è multimediale, un prodotto multimediale non è
intermediale.
Le
creazioni artistiche non possano essere raccontate. Credo
che solo allontanandosene si può sperare di sfiorarle.
L'opera è soggetta al tradimento. Tradimento per amore.
Alcuni autori lo mettono in preventivo, altri lo condannano.
In questo caso il mio tradimento, se c'è, si riferisce
ad un'opera di videopittura, "Trittico uno",
anno 2002, di Enore Zaffiri.
Perfetta coerenza con la ricerca
in aree intermediali. Codici testuali minimi (versi di Lorenzo
de Medici, Dante, Tasso). Codici visivi (immagini di Botticelli,
Tiziano, Michelangelo, Paolo Uccello), ma anche
forme e colori virtuali in continua trasformazione, ottenuti
attraverso l'uso di software specialistici. Codici sonori
(musica dell'autore). Rapporto tra reale e irreale, concreto
e virtuale, razionale e irrazionale. Intreccio tra movimento
del pensiero e movimento del desiderio. Significati diretti
e di rimbalzo. Efficace miscela linguistica. Forte coinvolgimento
emotivo. Che si vuole di più?
In "Quant'è bella giovinezza" il magma
notturno iniziale cede spazio ad esplosioni di gialli e di
rossi, flussi incandescenti che si gonfiano come occhi o come
seni giganteschi, che si dilatano poi e si assottigliano creando
velari posti davanti a corpi di donne in rapida dissolvenza.
Di rimbalzo percepisco intrecci amorosi, inquietudini di corpi
vacillanti che implicano parole indicibili, vagine come stelle
di fuoco, selve oscure, ventri di generosa fertilità,
territori paurosi che mescolano bolle celesti virtuali e icone
di globi oculari condannati ad una fissità che muore
con il riflusso rapido del nero. Movimento e stasi, entrata
e uscita si somigliano.
Il movimento circolare della materia invadente della sequenza
"Lasciate ogni speranza" mi pone di fronte
a soli pulviscolari su fondali azzurri e verdi, offuscati
da ombre fluttuanti, poi inghiottiti dal vorticoso attraversamento
di naufraghi ridotti a brandelli, che si perdono e si disperdono
senza mai ritrovarsi. Il passaggio è governato dallo
sguardo implacabile del traghettatore e sottoposto alle trombe
del giudizio universale. La marea è densa, contorta,
destinata alle fiamme nere che divorano tutto. Resta - per
alcuni secondi interminabili - lo spazio sublime della memoria
infranta, riempito dalle tracce delle immagini che sono morte
e dei suoni che sono svaniti.
Ancora più coinvolgente "Il grido eccitator
della battaglia". Percussioni in perfetta sincronia
con il ritmo delle immagini flash - asce, selve di lance,
musi di cavalli, ombre di cavalieri in battaglia: cuori pulsanti
nella notte che lasciano colare rivoli sottilissimi di sangue.
Attraverso un efficace processo d'allontanamento l'occhio
dell'autore guarda al passato, mentre il cuore e la mente
sono rivolti al presente. Con poche immagini, qualche tecnologia
a portata di mano e un forte comportamento poetico la videopittura
di Zaffiri ottiene risultati artistici superiori a quelli
conseguibili con il cinema delle grandi ricostruzioni scenografiche,
comportando un notevole risparmio di denaro.
Grande spettacolarità. Mistero. Poesia. Non è
poco per un trittico di quindici minuti. (Alfio Petrini)
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