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TDA

"Il paese dei sussurri" e "Hayku"
 

La proposta. " Il paese dei sussurri" testo di riferimento di Simone Giorni, regia di Fabrizio Pallara, Teatro delle Apparizioni. La fabula. In un paese lontano regna il silenzio. Un liutaio cattivo ha catturato tutti i suoni e li tiene nascosti. Il principe compie l'impresa di liberarli. Scopre che è la musica a far sì che il silenzio esista e che la perfezione è solamente il rischio che la tiene in vita. Yukio Mishima, autore delle "Confessioni di una maschera", scrive: "Credevo che il cavaliere sarebbe rimasto ucciso nel prossimo istante; se giro presto la pagina, avrò certo il tempo di vederlo morire. Dev'esserci per forza qualche espediente per cui le figure di un libro illustrato possano cambiarsi nel prossimo istante".

Alcuni significati diretti o di rimbalzo. Lo spazio poetico dove le immagini muoiono e i suoni svaniscono, lasciando tracce, è importante almeno quanto quello in cui immagini e suoni si combinano in funzione espressiva, soprattutto in un'epoca caratterizzata dalla manìa di dire anche l'indicibile e dalla presunzione di voler doppiare la realtà. Le immagini dello spettacolo emergono dal buio e scompaiono nel buio come scintille capaci di generare altre scintille nello spettatore. Poi, sotto il flusso inarrestabile del ricordo, si trasformano in azione, determinando il passaggio dal "racconto alla vita, dalla fiaba al sogno". Se a livello teorico il progetto di regia è chiaro, a livello pratico punte di estetismo, semplificazioni eccessive, ritualizzazione continua ( causata da un frainteso antinaturalismo o da limitate capacità degli interpreti?) ostacolano il passaggio ipotizzato e impediscono l'afflusso delle forme organiche. Apprezzabile invece il processo di allontanamento messo in atto , che - ragionando in termini generali - interessa non solo la regia, ma anche la drammaturgia e la critica. Solo se mi allontano dal presente posso sperare di sfiorarlo. Solo se mi allontano dalla tentazione di doppiare la realtà, posso sperare di ri-crearla e di durare nel tempo. Solo se se mi allontano dall'opera, tradendola per amore, posso sperare di coglierne i significati profondi.

Pallara ha scelto questa volta il palcoscenico frontale e ha decentrato la plurisensorialità, seguendo nuove strade di ricerca. Ma il target del TDA è quello, e ci sono ancora tante cose da fare e da scoprire in quell'ambito. Spettacolo piacevole, in ogni modo, anche se meno coinvolgente di "Apparizioni III: Lear" e "Città invisibili", destinato purtroppo ad avere le solite difficoltà distributive. Perché il TDA è fuori dalle scuderie contano?

Lo stesso discorso vale anche per Controluce Teatro d'Ombre con l'"Hayku" di Jenaro Meléndrez? Credo proprio di sì, se penso all'oligarchia che governa la distribuzione, alle rendite di posizione ostili alla riforma, al conflitto permanente tra "tradizione" e "ricerca", alle sponsorizzazioni e premi assegnati per appartenenza alla lobby. Insomma, tutto ciò che non è sussurro, che non è leggerezza, che non è hayku.

Ad oriente l'autore attinge alla forma poetica "Haiku" e la danza Butoh, ad occidente alla musica e alle ombre con tecniche miste. Tenuto conto delle caratteristiche tematiche e formali, fondate sul rapporto uomo/natura e sull'astrazione estrema, si può affermare che non tutto è hayku. La mimesi della nascita della farfalla ("Oh, questo mondo / Anche la vita della farfalla / E' impegnata", Kobayashi Issa, 1763-1828), il realismo trasfigurato della pioggia (Mi sorprenderà la pioggia / Ora che non ho più il cappello di bambù / Ma che importa ", Matsuo Basho, 1644-1694), nonché certi passaggi ornamentali o descrittivi della musica si rivelano incoerenti rispetto alle premesse teoriche e metodologiche. Bravo Massimo Albarello. Efficace miscela linguistica interattiva. Spettacolo che regala emozioni allo spettatore. Poetico. Leggero. Volatile. La sequenza di nuvole che generano altre nuvole conferma l'importanza della pluralità del linguaggio nella prospettiva del rinnovamento.
(Alfio Petrini)