:: Invia e-mail
--> CND - [Recensioni]

IL SOGNO

Teatro delle Albe
“Sogno di una notte di mezza estate”
riscrittura in giù da William Shakespeare
di Marco Martinelli

In scena Ermanna Montanari ( Ippolita e Titania ), Mandiate N’Diaye (Oberon), Luigi Dadina ( Teseo), Roberto Magnani (Puck ), Maurizio Lupinelli ( Sfondo-Botton ) Fancesco Antonelli, Alessandro Argnani, Luca Fagioli, Massimiliano Rassu, Alessandro Renda ( i meccanici ), Michele Bandini, Cinzia Dezi, Nicole Garbellini, Emiliano Pergolari ( gli amanti ), Antonio Dikele Distefano, Moussa N’Diaye, Serigne Mbacke Niane, Bathie Niane, Madiama Fall, Falé Sarr, Pape Amadou Sowe ( gli spiriti della notte )

Ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari
Musica e regia del suono Luigi Ceccarelli
Progetto luci Vincet Longuemare
Scene e costumi Ermanna Montanari, Cosetta Gardini
Costume della sirena Il laboratorio dell’imperfetto
Maschera di Sfondo Arianna Gallo, Luca Colomba
Assistenti luci Francesco Batacchio, Valentina Venturi
Diffusione del suono Angelo Benedetti, Giovanni Belvisi
Assistente suono Luca Fagioli
Suoni di fluati Gianni Trovalusci
Registrazione postproduzione audio Edisonstudio Roma
Direzione tecnica Andrea Mordenti
Direttore di scena Enrico Isola
Macchinista attrezzista Francesca Pambianco
Scenotecnica Uria Comandino, Vincenzo Fico, Tennis Casotti, Jacopo Pranzino, Elisa Tirelli
Assistente alla regia Francesca Amati
Consulenza linguistica Franco Nasi
Traduzioni e versi in romagnolo Nevio Spadoni
Promozione Francesca Venturi
Regia Marco Martinelli
Produzione la Biennale di Venezia, Ravenna festival, Santanrcagelo dei Teatri, Ravenna Teatro.

  Marco Martinelli e Ermanna Montanari, fatti prigionieri da Orlando, hanno rotto le catene e si sono buttati a capofitto nel Sogno. Immagino questo e immagino gli stupori: che c’entra il “Sogno di una notte di mezza estate” con l’ “Orlando innamorato”? Mi piace pensare che sull’orlo dell’abisso i due artisti abbiano perso la ragione, lottando contro la logica unificante del pensiero che non riesce ad accordare l’infinita varietà delle cose. L’orrore sta nel ritrovarla, non nel perderla. La ragione non dice la verità : dice parole che mentono, dice il falso attraverso il velo della superficie. Dunque, precipitando deliberatamente nell’abisso del sogno , i due artisti hanno affidato all’opera il vuoto e hanno scelto di mentire per andare alla ricerca di bagliori notturni che illuminino, realizzando un’alleanza rara tra il sensibile e il significativo. Hanno sentito il bisogno di pensare il valore di una cosa assieme al suo valore opposto e contrario, ritenendo di non doversi opporre non solo all’altro, ma anche al proprio opposto, implicitamente.
Il primo misfatto glorioso, dunque, sembra essere il salto dall’Orlando al Sogno, senza alcuna apparente connessione logica e correlazione. La ragione, la logica e il buon senso servono a molte attività umane, anche ad attraversare la strada, ma servono poco all’artista che guarda alla contesa come luogo dove le cose conservano la differenza e progetta di rovesciare il tutto pieno di una società sciocca e opulenta, “lustrinosa” e “barzellettara”, nel tutto vuoto di un’opera d’arte, con la consapevolezza che la bellezza sta nella irriducibilità del conflitto. Ciò che è opaco non deve essere reso chiaro. Il mistero è una porta chiusa: aprila e dirai una menzogna. Dunque, il vero e il falso coesistono in una unità che è la contesa, che è l’unica giustizia pensabile. La connessione tra l’Orlando ( tradito ) e il Sogno ( realizzato ) non esiste e la spiegazione del deragliamento sta nella intimità di un percorso di conoscenza, al termine del quale Martinelli e Montanari hanno scoperto che non potevano più fare quello che avevano messo in preventivo, ma un’altra cosa. Non basta? Basta e avanza.
L’altro misfatto, che sarebbe un tradimento, riguarda la “riscrittura a testa in giù” di Martinelli del Sogno shakespeariano. Nel rovesciamento della favola si compie un atto di decretazione importante, che presuppone l’abbandono della terra da parte degli dei, prospetta il ridicolo dei maghi e delle fate che creano subbuglio nella vita degli uomini e non mette in preventivo l’ordine ristabilito. Il movimento del viaggio va dal sogno del Boiardo che separa il giorno dalla notte all’incubo notturno del Romagnolo, il quale indica nella fase augurale della scrittura drammaturgia le condizioni di un’esperienza da consumarsi nelle geometrie del caos.La riscrittura è un tradimento per amore, legittimato da una pratica secolare: niente si crea, tutto si trasforma. Tradire un testo non vuol dire manipolarlo, ma utilizzarlo in modo originale nel presupposto di un partito preso. Questo: vivo dove il si è stato separato e diviso dal no. Scrivo mentre la ragione armata ha stabilito che qui c’è la luce e che altrove c’è l’ombra. Ha decreto che qui c’è il bene e il benessere: c’è il meglio, da affermare coattivamente per essere vincitori sull’altro e dimostrare di essere felici nel Paese del divertimento perenne. Scrivo perché questo orrore non ha limiti. La luce è tenebra, quando è solo luce.
Ora, che dire delle cose che dicono senza spiegare l’inspiegabile?
Ridurre, diminuire, distillare, sembrano essere le regole che hanno guidato il lavoro di Ermanna Montanari e Cosetta Gardini nella progettazione dello spazio scenico, che si caratterizza come luogo metaforico orientato dal comportamento poetico del drammaturgo/regista e sottoposto ad un processo di sintesi. Spazio scenico come bosco, come selva primordiale: sfavillante e abbrunita, vitale e mortuaria allo stesso tempo. Il bosco è il teatro. Mette paura, scrive Martinelli, ma solo chi ha paura può compiere atti di coraggio. Il bosco è una soglia di perline attraversata dagli spiritelli neri di Oberon. Una sorta di obitorio ( “tutti sono morti” ripete Titania ) dove è possibile rintracciare qualche brandello di vita. Luogo privilegiato della creazione artistica, dove la ragione non basta, perché - come dice Nietszche - “corpo io sono in tutto e per tutto”.Occorre anche la luce umbratile e la selva primordiale con i suoi umidori, quella che Benjamin non ha mai preso in considerazione per la paura del sesso e del corpo, e che gli ha impedito – come puntualizza Rella – di diventare non solo il più grande critico di questo secolo, ma anche il più grande pensatore.
Il corpo erotico della creazione artistica è libero da ogni condizionamento etico, politico, religioso e ideologico. Ha in sé il soffio della carezza e l’orrore del naufragio, la dolcezza e la violenza del sesso, il piacere sublime e il vago sapore della morte. Il corpo erotico è il ventre della terra che sale fino al cielo appeso ad un filo celeste. E’ contenuto e il contenitore del viaggio. E’ il transito che si fa esperienza umana ricca di promesse. E’ il luogo dell’imprevisto, dove sfrigola tutto quello che è buono per comunicare. Negare il corpo vuol dire negare la sessualità di ogni sua parte, mettere da parte la “carnalità dell’anima”, escludere la possibilità di sfiorare il dio della selva.
Ma il dio della selva non è né il povero Oberon, con la sua manìa di dirigere il sogno, né la svitata, la smargiassa, l’impudente, la festaiola , la multiforme e brillantata Titania. Così come Teseo non è il timoniere della polis. E’ piuttosto un venditore all’incanto, un seminatore di speranze e di buoni sentimenti con la vocazione registica a dominare i giochi della comunità che risponde al nome di ATHENS 1600, il dio-padrone che fa trasportare Ippolita ( Sirenetta di cioccolata, puro involucro, ombra di ombra come il Duca ) da un posto all’altro come un soprammobile. Sputa mozziconi di parole, elabora macinati linguistici con le frasi scritte sui bigliettini dei cioccolatini. Accanto al suo corpo morto e onnipresente i meccanici si dividono le parti per la recita e provano la farsa di Priamo e Tisbe -, Ermia e Elena rivelano i loro progetti, gli spiritelli celebrano i loro sberleffi, Oberon rientra in possesso degli abiti che ( forse ) gli aveva prestato per il giorno, Puck trova nascondiglio, Titania lascia un bacio a dispetto di Oberon.
Il nero domina la scena e pervade lo spettacolo. Gli spiritelli e Oberon sono neri e gli altri personaggi sono bianchi. Sono i primi che per note ragioni mettono sottosopra il mondo dei bianchi , oppure sono i bianchi che per velati motivi vedono gli spiritelli con la pelle nera? L’autore/regista dimostra ancora una volta di saper guidare sapientemente il lavoro degli attori. La Montanari ha quella strana cosa che si chiama charme e che si percepisce raramente sui palcoscenici italiani, dove c’è molta cipria e poca seduzione. Il giovane Roberto Magnani ha le qualità necessarie per diventare un artista , ma finirà per diventare un mestierante se non lavora per rendere il corpo morbido e incandescente. Le musiche di Luigi Ceccarelli, discrete ed efficaci, contribuiscono alla definizione di una buona miscela linguistica . Lo spettacolo ama lo spettatore e complessivamente si fa amare, anche se avrebbe richiesto una maggiore forza di smarrimento. Io ho raccolto l’invito “Amami amami amami/ è tanto sai è tanto/ se abbiamo salvato gli occhi” e mi sono salvato gli occhi. Non è poco nel buio del teatro.
(Alfio Petrini)