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SIN
TITULO |
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Teatrofia
di Tenerife - Sin titulo
"La comicità senza parole"
Ideazione e regia di Teatrofia
con Juan Luis Moreno e Juan Reyes
Fotografie di scena di Cayi Diaz
Teatro Vascello, gennaio 2005, Roma |
| | Due
conti non pagati, due tappi, due boccali, due sassi, una tovaglia,
un fazzoletto, una bambola umana gonfiabile fanno parte dell’attrezzeria
minuta che Jean Luis Moreno e Juan Reyes utilizzano nello spettacolo
comico senza parole Sin titulo, presentato al Teatro
Vascello di Roma.
Il duo spagnolo ha studiato in Italia con i fratelli Colombaioni.
Lavora sugli oggetti, sulla gestualità e sui suoni inarticolati,
in accompagnamento ai movimenti e a qualche azione fisica. Mostra
abilità nel trasformare un gesto o un suono, nel manipolare
un oggetto, nel tenere viva la comunicazione transitiva. A parte
qualche frammento dal tema scontato e dagli effetti prevedibili,
lo spettacolo risulta godibile. Gli spettatori liberano la risata
e si fanno coinvolgere in palcoscenico come protagonisti di
situazioni assurde, paradossali, al limite della demenza.
Una contraddizione. Da una parte si teorizza la eliminazione
delle parole e dall’altra non solo se ne sbocconcella una discreta
quantità, ma si produce allo stesso tempo un’infinità
di suoni inarticolati di segno descrittivo, assieme a gesti
e movimenti di stampo naturalistico. Parole e suoni inarticolati
- se ci sono -, è bene che assumano valore di codici
espressivi e s’intreccino con la gestualità degli interpreti
ai fini di una comunicazione pregnante, sensibile, formalmente
volatile. Se non ci sono, il processo di formalizzazione impone,
in perfetta coerenza, un rigoroso lavoro sulle azioni fisiche,
invece che sugli spostamenti del corpo nello spazio scenico
e sulla gestualità prodotta dall’uso degli arti superiori.
Quando i due artisti lo fanno, il descrittivismo scompare, la
comunicazione si addensa, la presenza scenica diventa affascinante.
Quando invece imboccano la strada intermedia, ambigua, del ci
sono e non ci sono, producendo una zavorra di materiali d’ornamento,
estranei alla produzione di una realtà addizionata di
natura poetica che dovrebbe rappresentare l’obiettivo fondamentale
di uno spettacolo senza parole, i due artisti sembrano personaggi
muti che si aiutano nella comunicazione con suoni e mozziconi
di parole. Inaccettabile.
(Alfio Petrini) |
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