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Fiumi - Rewind
danza, ambiente e messa in scena di Rossella Fiumi
disegno luci di Gianfranco Lucchino
colonna sonora di Rossella Fiumi
suono di Luigi Parravicini
produzione Car 15rd/Caravajal residenza dinamica
Teatro Vascello, ottobre 2005, Roma
Molto
privata, molto densa, molto oscura la performance di Rossella
Fiumi Rewind. Danza povera di mezzi, ma ricca di significato.
Danza senza danza. Il corpo della danza rientra nel corpo
umano della danzatrice che recupera la poetica della quotidianità.
Nello spazio scenico, oltre al corpo umano, sono presenti
alcuni oggetti: mag-lite, revox, coperta militare, carboni,
candela, straccio bagnato. La parola non può essere
rappresentata. Contano le azioni fisiche e un corpo sonoro
continuo, sotterraneo, che le accompagna.
Rosella Fiumi si mette in rapporto con gli oggetti e li manipola,
sottraendoli al loro significato originario con gesti lenti
e misurati, che a volte creano un'atmosfera vagamente orientale,
rimandando alla danza butoh. Improvvisazione ed elaborazione
coreografica, intrecciandosi, generano una comunicazione distillata
e pura, che sgorga da una vena poetica intima e profonda.
Il corpo della donna è disteso sul carbone. L'osservatore
la vede muoversi a ritroso nel tempo e nello spazio, quando
aveva una rosa rossa in bocca, quando la rosa rossa -- sputata
in aria - cade a terra, quando gli ultimi brandelli di vita
si consumano definitivamente. La candela si spegne. E il naufragio
spinge Rosella verso una deriva consapevole, una marea di
gesti quotidiani, casalinghi, come quello di spingere con
le mani uno strofinaccio bagnato. Dalla strada disegnata sul
pavimento salgono i vapori dell'esperienza. Non rimane che
abbracciare il revox: la storia personale, il vincolo, il
legame con la memoria. Una bella prova che rimane impressa
nella memoria.
Compagnia
Alessandri/Batista - Animarmonica
coreografia e regia Simonetta Alessandri e Fernando Battista
con Giuseppe Asaro, Paolo Cingolani, Rita Rubino
una produzione MDA
Teatro Vascello, ottobre 2005, Roma
Sempre
nell'ambito della rassegna "Extraordinario Danza",
ho visto al Teatro Vascello Animarmonica, con le coreografie
di Simonetta Alessandri: un'artista che ho avuto occasione
di ammirare durante il Festival di Improvvisation Conctact
di Orvieto e di apprezzarne le non comuni doti di danzatrice.
Il punto di partenza della scrittura scenica non è
una storia, non è un plot tematico, non è una
scaletta di fatti, avvenimenti o azioni fisiche significative.
L'inizio è dato da una idea concetto: La propriocezione,
o sesto senso, è un flusso sensorio continuo ma inconscio
proveniente dalle parti mobili del nostro corpo, che ne controlla
e ne adatta di continuo la posizione, il tono e il movimento
in modo che a noi rimane nascosto perché automatico
ed inconscio. L'idea concetto, forse più adatta per
un assolo performativo che per un assieme, non è un
felice punto di partenza. Implica un processo di formalizzazione
coreografica incentrata sui processi di astrazione. I processi
di astrazione sono fondati esclusivamente sul dato razionale/cognitivo,
ignorano la parte sensibile della creazione artistica e producono
forme, anche belle, che non hanno però la forza di
possedere lo spettatore, e perciò lo respingono. In
altri termini, penso che il trivello/rovello/vortice/avvitamento
proposto dallo spettacolo, con relativa perdita del sé
corporeo, avrebbe avuto la forza della seduzione necessaria
se fosse stato vissuto dal danzatore e non rappresentato attraverso
gli stilemi coreografici generati dal processo di astrazione.
Bravi i danzatori. Belle, ma algide le coreografie. La Alessandri
sarebbe stata in grado di dare un valore aggiunto alla lotta
per la conservazione della identità, producendo le
forme organiche necessarie ad una creazione artistica totalmente
convincente, ma la gravidanza l'ha costretta a rinunciare
alla danza. Peccato. (Alfio Petrini)
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