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PHAEDRA'S
LOVE |
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“L’amore di Fedra” è un testo fondato
sui segni verbali. Mette in preventivo alcune variabili di contenuto
sul mito, lasciando fermo il nucleo centrale della storia. Era
quasi inevitabile che Accademia degli Artefatti indagasse sulle
possibilità di trasmissione del mito, alla fine di un
lavoro pluriennale in questo ambito, ed era interessante verificare
come un gruppo di ricerca, impegnato sul versante multicodice,
si mettesse in rapporto con un testo fondato sul dominio della
parola. Due i presupposti fondamentali, però: mettersi
nel giusto rapporto con il testo e avere un gruppo di attori
capaci di dare credibilità al dicibile.
Il testo di Sarah Kane ha un impianto realistico: o lo si accetta
per quello che è o se ne fa a meno. Appartiene a quella
drammaturgia che assegna a se stessa un valore ideologico assoluto.
L’opera è il testo, non lo spettacolo. Il regista
può solo accompagnare la “messa in scena”
della parola. Se è vero che in generale la scrittura
drammaturgica rappresenta il corpo aurorale dello spettacolo,
il testo della Kane lo determina a priori in modo perentorio,
indicando come unica via da seguire la trasformazione della
parola scritta in parola parlata. Le “note” di Fabrizio
Arcuri sono in tal senso esemplari: “Leggo il testo ripetute
volte e mi rifiuta; rifiuta cioè qualunque idea di messa
in scena, si scurisce, diventa nero, si sottrae”. E più
avanti: “ …non lascia intravedere punti d’attracco”.Il
drammaturgo non consente al regista d’essere autore dello
spettacolo. Nonostante ciò, il regista sottopone il contenuto
del testo, che chiedeva di essere “detto”, ad una
terapia d’urto risolta a danno della forma.
E’ consentito recitare in modo non realistico un testo
realistico? Qual’è il modo per recitare in modo
non realistico? Certamente non scandendo e non separando le
parole, così da evitare silenzi vuoti e torpore della
mente. Finché sul palcoscenico si vedranno personaggi
somiglianti agli uomini, è a questi uomini che dovrà
somigliare il loro modo di parlare o di agire. Allora, è
il comportamento poetico che il regista e gl’interpreti
devono mettere in gioco – se ce l’hanno –,
per essere credibili e affascinanti come lo spettatore si aspetta.
E’ la poesia che fa la differenza. E’ la poesia
del comportamento che consente di evitare le pastoie del realismo
mimetico.
I codici spaziali, sonori e luminosi non interagiscono con quelli
testuali. Vanno ognuno per conto loro, anche perché mancano
gli attori: punto d’incrocio e di coagulo del processo
di formalizzazione. Inadeguati, a cominciare dal protagonista.
(Alfio Petrini) |
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