| | Tosatti
afferma che Notturno bianco non è uno spettacolo.
E' un'esperienza, un campo di ricerca, per chi lo fa e per chi
vi assiste. Gli spettatori sono condotti in un bagno pubblico
dove possono guardare, spiare, quarantacique minuti qualsiasi
di un disabile mentale impiegato nel lavoro socialmente utile
di guardiano dei gabinetti". Bene. Vediamo il rapporto
tra le affermazioni di principio e le realizzazioni pratiche.
Date le premesse, la performance d'attore doveva accadere in
un vero bagno pubblico (perché no?), invece che nei bagni
o camerini in costruzione del nuovo teatro Campo Barbarico,
diretto da Marcello Sambati. (L'anima inquieta quando smetterà
di aprire spazi teatrali?) E poi, il performer doveva recitare
non recitando, per dirla con una battuta. In altre parole doveva
liberare la comunicazione da ogni aura retorica a favore di
puri e inequivocabili accenti di verità. Di verità
si muore, ma - data la strada segnata dal gruppo - non posso
sottrarmi dal verificarne la quantità/qualità
presente nell'opera teatrale che ho visto. Se la verità
- derivante dalla scelta del realismo minimalista - non c'è
o è carente, significa che il performer non è
stato in grado di compiere il processo di disvelamento che era
necessario e da cui dipendono l'annullamento o la riduzione
ai minimi termini dello scarto tra il personaggio e la persona,
la originalità dei contenuti, la credibilità delle
forme, il fascino della presenza, la cattura dell'attenzione
dello spettatore. In Notturno bianco il tremore delle
mani, lo sguardo da matto, le improvvise esplosioni, i sussurri
(tradotti in "soffiati") portavano l'impronta della
tecnica, la pesantezza della carne e la superficialità
dei moduli espressivi, a posto della leggerezza del corpo e
delle forme organiche. La scarto era evidente. I risultati non
autorizzano a parlare di "esperienza".
Per lavorare sulle forme organiche bisogna essere attori "messi
in forma", come direbbe Barba, cioè allenati a pescare
negli abissi della soggettività nascosta. Ma quanti hanno
quest'abilità? Una mano è più che sufficiente
per contarli, perché la formazione - volenti o nolenti
- è ferma sostanzialmente ai primi del Novecento, è
impantanata nelle presunte tecniche o psicotecniche della recitazione,
impegnata a separare il corpo dalla voce, impreparata a far
cantare la parte immateriale attraverso quella materiale dell'interprete,
tanto per citare alcune questioni.
La verità sta nell'ombra. Non mi è sembrato che
Notturno bianco fosse illuminato dalle ombre prodotte
dai processi vitali. Negare lo spettacolo vuol dire negare la
rappresentazione, e va bene; ma se le forme non sono organiche,
non sono credibili e se le forme non sono credibili, viene meno
l'obiettivo primario del progetto. Lo spettacolo o l'evento
finisce per non avere anima. Non avere mistero, filìa,
poesia. Senza metodiche appropriate e uomini "messi in
forma" non si fa alcuna "esperienza" degna di
questo nome e alcuna ricerca innovativa sui rapporti tra teatro
e vita, rischiando allo stesso tempo di caricare d'ambiguità
termini come "non spettacolo" e "performer".
La regola è inesorabile. Tosatti ha smentito Tosatti.
Ritengo invece
di dover manifestare apprezzamento nei confronti della proposta
drammaturgica che l'autore definisce "relativa",
perché aperta a possibili "ricostruzioni"
personalizzate. I frammenti, legati da connessioni interne,
mai esplicitate, sono messi in preventivo in modo da determinare
nella fase successiva una situazione caotica di codici espressivi,
tale da favorire la creazione di significati di rimbalzo e
di silenzi che possono essere riempiti individualmente. Questo
è possibile, come ho già accennato, a condizione
che ci sia una relazione di perfetta corrispondenza tra scrittura
drammaturgica e scrittura scenica, nel quadro generale di
un sistema di coerenza tra teoria dell'ipotesi di lavoro e
pratica realizzazione del progetto. In un'epoca in cui la
parola è stata uccisa dalla cultura, l'idea dalla ideologia,
l'istinto dalla ragione, il pensiero del corpo dall'edonismo,
si assiste alla euforizzazione di pratiche fabulatorie che
galleggiano sulla chiacchiera più o meno fascinatoria
e che sono destinate a dare soltanto una spolveratina alla
tradizione immobile. Ebbene, in un momento come questo, il
lavoro di Tosatti merita attenzione e considerazione, anche
nella prospettiva di una proposta che sia artisticamente più
compatta e più matura.
(Alfio Petrini)
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