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Claudia Muratori è una poetessa.
Voglio dire che ha la capacità di comunicare in modo poetico.
Ho presentato le sue opere alcuni anni addietro nell'ambito
della Vetrina internazionale Arte in transito, dedicata
alle creazioni in area intermediale e sinestetica. Allora
avevo espresso un apprezzamento decisamente positivo, ritenendo
che fosse una delle esperte di computer animation più originali
e innovative. Oggi trovo le sue opere ancora più belle e
affascinanti. Perché la poesia è volatile. Dura nel tempo.
Le creazioni della Muratori non strizzano l'occhio alla
cronaca o alla sociologia, ma affondano le radici nei grandi
archetipi, si sviluppano sulla linea del pensiero simbolico,
si nutrono di sentimenti umani eterni e sono suffragate
da un forte comportamento poetico. Il messaggio è frutto
di realtà ricreata, di sincerità, di rigore professionale,
di sapienza vissuta in profondità. Il linguaggio è universale
e di certo parlerà anche alle generazioni future.
La forza espressiva della Muratori non dipende soltanto
dalle facoltà straordinarie e dalle abilità tecniche, ma
anche dal fatto che utilizza le nuove tecnologie in relazione
all'uomo nella sua interezza e in funzione della cosa che
vuole comunicare, assoggettandole alle necessità artistiche.
Comunicazione ed espressione camminano di pari passo. Le
quattro operine (Potentiae, Due, Rouge e Sospesa)
sono fondate sul principio (futurista) della sintesi
e si presuppone che abbiano comportato un grande lavoro
di spreco, legato alla qualità dell'immagine, al ritmo,
all'energia del colore, alla miscela delle immagini con
i suoni presi in prestito da (nell'ordine) Davide Monacchi,
Eric Satie, Sebastian Bach, Dead Can Dance.
È possibile raccontare un'opera d'arte? Credo che
sia impossibile e sbagliato. Il tentativo finirebbe per
cancellarne la parte sensibile, rafforzando il dominio assoluto
della ragione. La ragione che cerca di spiegare tutto, che
ha la pretesa di dire l'indicile, che violenta il velo del
mistero. La ragione che, volendo dire la verità, mente,
facendo perdere alla creazione credibilità e capacità di
attrazione. Cercherò allora di allontanarmi il più possibile
dalle opere della Muratori con la speranza di poterle almeno
sfiorare. E se tradimento ci sarà, sarà un tradimento per
amore. Un esercizio letterario autonomo.
La dualità della natura e della cultura umana sono al
centro del progetto, articolato in quattro parti, ciascuna
con riferimento implicito ad uno dei quattro elementi: acqua,
terra, fuoco, aria. Credo quindi che la quantità e l'ordine
di presentazione non siano casuali e che esistano due livelli
di lettura: uno legato alle singole opere, l'altro all'insieme
delle sequenze.
Il tratto del disegno è nel complesso estremamente semplice,
essenziale, apparentemente primitivo. In Potentiae
è effimero come il sogno, lucente come bolla d'acqua, fragile
come striatura di luce ballerina nel liquido di un grembo
abissale. Diventa materico, robusto, scoppiettante di colori
in Due. E poi, in Rouge, sinuoso e avvolgente,
vaporoso e rotondo come le figure che vanno in congiunzione.
Somiglia infine ad un graffito nell'azzurro ingessato di
un cielo senza terra nell'opera Sospesa. Le immagini
sono in continua e rapida trasformazione. Tremolanti come
fiammelle, conferiscono all'immagine un'ambiguità irreale
e stupefacente. Il fermo immagine è usato solo a chiusura
della prima e dell'ultima opera, in modo significativo e
con dichiarato effetto drammatico. Le mani dei personaggi
protagonisti sono le protagoniste del processo creativo.
Le mani da cui fiorisce quello che serve per comunicare.
Le mani come metalinguaggio. (CARO LETTORE, TI SUGGERISCO
LA VISIONE DI TUTTE E QUATTRO LE OPERE)
Nei flutti del sogno notturno di Potentiae il tema
dello sguardo è posto dall'occhio della figura femminile,
che si stacca dal viso, precipita, cade come goccia proliferante
sul ventre della donna ed entra nel suo corpo. Ora le mani
hanno occhi, ruotano, si congiungono consentendo il contatto
visivo e la nascita del viso di un uomo che continua a vivere
tra le mani della donna. Una bollicina, una sorta di soffio
vitale, esce dalle loro bocche e trasforma le due figure
in un corpo solo. Ma quello che le mani hanno generato,
è dalle mani stesse cancellato. Resta solo la donna: sola.
Dall'immagine fissa della testa reclinata, dormiente o forse
depositata in fondo all'abisso, cadono gli occhi. Forse
per vedere bisogna credere, ma si può credere soltanto se
si hanno occhi per vedere. (DOPO LA VISIONE DI "POTENTIAE"
TI CHIEDO DI RACCONTARMI CIO' CHE HAI VISTO. CHI VEDE DIVENTA
UNA VISIONE. CHISSA' CHE NON CAPITI ANCHE A TE DI DIVENTARLO!)
Due è brevissima: concreta, esplosiva, pregna di
colori eccitanti, folgorante. Le mani fanno ancora tutto.
Dall'unicum del caos germinale nascono un uomo e una donna,
e in esso si ricongiungono. Incarnano valori opposti e contrari,
irriducibili, che coesistono nella spazio della contesa..
L'uomo plurale e indivisibile si mette nel giusto rapporto
non solo con l'altro da sé, ma anche con l'altro
di sé. È l'armonia? È la bellezza?
Esistono ancora? (TI CHIEDO DI RISPONDERE ALLE MIE DOMANDE)
In Rouge il maschile e il femminile, che coesistono
nello spazio della contesa come portatori di quel valore
aggiunto che si chiama amore, sono la metafora della creazione
artistica fondata sull'unità nella diversità e sulla produzione
della realtà addizionata di natura poetica. (E' UNA INTERPRETAZIONE
POSSIBILE, OPPURE MI SONO TALMENTE ALLONTANATO DALL'OPERA
DA NON RIUSCIRE PIU'A VEDERLA?)
Sospesa è forse la creazione più semplice e più
complessa allo stesso tempo. C'è solo una donna. Un'icona
che ruota su se stessa, recante i segni della solitudine
e della disperazione. Il movimento del desiderio la porta
a mostrare il seno, a immaginare di essere accarezzata,
di abbracciare e di essere abbracciata, ma il desiderio
cade in frantumi assieme al corpo. I segmenti tridimensionali,
scultorei, si sfiorano nello spazio aereo senza mai potersi
ricongiungere. Solo il tronco si ricompone per un attimo,
ruota come un manichino e si spacca sulla linea del sesso,
lasciando che il corpo ligneo entri nella cassa da morto
dell'abito e ceda -- in dissolvenza incrociata - il primo
piano alla donna con una lunga criniera al vento. La testa
si spezza, cade nel vuoto, raccolta in fondo al precipizio
da due mani pietose. Sono le mani della donna che lo zoom
all'indietro sull'immagine fissa mostra in posizione seduta.
Sulla superficie azzurra appare infine una dedica: "a C".
"C" come Claudia? Poco importa.
(Alfio Petrini)
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