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METAMORFOSI
Festival di confine tra teatro e circo
Compagnia Baro d'Evel, "Bechtout"
creazione collettiva
Adrìa Cordoncillo/MathiasTiberghien, Camille Decourtye,
Mathieu Lavavasseur, Blai Mateu Trias, William Valet/Nicolas
Lourdelle.
Compagnia Les mains, les pieds et la tete aussi - "
Fenetres "
Uno spettacolo di e con Mathurin Bolze
Compagnia Feria Musica - "Le vertige du papillon"
con Gael Bernier, Anke Bucher, Linde Hartman, Serge Iazar,
Anna Nilsson, Kiluangi Runge, Niels Seidel, Francois Garny,
Manuel Hermia, Benoit Luois, Michel Seba.
Coreografia e regia Fatou Traoré
Compagnia Oki Haiku Dan - "Bougez pas Bouger"
con Keisuke Kanai e Sebastien Dault
Regia Sébastien Lalanne
Compagnia La mère Boitel - "Carta bianca a Camille
Boitel"
di e con Camille Boitel
Mathurin Bolze e Sophie Oswald
Performance
Sophie Oswald
Proiezioni e installazioni video
Auditorium Parco della Musica,
Roma, 9/12 settembre 2004
Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali
Fattore K in coproduzione con Musica per Roma, con la collaborazione
di BCLA Ufficio Culturale dell'Ambasciata di Francia, Association
Francais d'Action Artistique - Ministre des Affaires Etrangères. |
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Dal
9 al 12 settembre si è svolta a Roma la terza edizione
di Metamorfosi - festival di confine fra teatro e circo,
curato da Giorgio Barberio Corsetti, negli spazi dell'Auditorium
Parco della Musica. Questo il programma: Baro d'Evel Compagnie
con "Bechtout", Oki Haiku Dan con "Bougez
pas Bouger", Les mains, les pieds et la tete aussi
con "Fenetres", Feria Musica con "Le
vertice du papillon". Inoltre, proiezioni e istallazioni
video di Sophie Oswald, ispirate al mondo del circo
contemporaneo; una performance di Camille Boitel e una performance
di Sophie Oswald e Mathurin Bolze, il quale sogna con
il suo tappeto elastico di vivere en volume.
Le parole "metamorfosi"
e "confine" prefigurano le opere teatrali per quello
che sono effettivamente: attività complesse che attengono
al favoloso possibile, essendo capaci di trasformare le cose
in una molteplicità di espressioni possibili. La creazione
artistica è il frutto di un'azione che tende a generare
sviluppi infiniti. Obiettivi finali: l'esattezza e il fascino.
Da questi risultati dipende la capacità dell'opera
di amare e di possedere lo spettatore. In altri termini, l'artista
lavora in funzione di una meccanica che è generata
dallo scambio tra espressione e impressione, tra espressione
e comunicazione, tra scena materiale e scena immateriale dello
spettacolo dal vivo. Una manovra in cui entrano in gioco elementi
razionali, irrazionali e percettivi. Un processo di trasformazione
della materia linguistica che viene a determinarsi sulla linea
di confine, includendo rigore del ragionamento e pensiero
astratto, realizzando un'alleanza tra sensibile e significativo.
Metamorfosi, dunque,
come "festival di confine" e basta. Perché
sulla linea di confine il teatro e il circo spariscono,
non esistono più, lasciano il posto ad una nuova forma
di spettacolo dal vivo, che è intertestuale, intermediale
e sinestetico, capace di produrre un valore aggiunto di natura
poetica. Si tratta di una questione di rilevante importanza,
analizzata da Eugenio Miccini al convegno sul Teatro Totale
con lo scopo di fare un po' di chiarezza sulle teorie e pratiche
"multimediali" o "interdisplicinari" dilaganti.
Le espressioni come "fusione di arti" o "molteplicità
di linguaggi artistici" sono ambigue. Non pongono un
problema lessicale, ma di sostanza, di contenuto e di metodo,
e aggiungono confusione alla confusione. Premesso che non
sono le discipline che interagiscono, ma i codici espressivi,
all'opera multimediale - intesa come sommatoria di elementi
linguistici che rimangono separati e distinti - si contrappone
l'opera intermediale, che implica il tema del confine
o della soglia e autorizza a parlare di pluralità
del linguaggio. E' costituita da una miscela linguistica
etorgenea e appartiene ad un genere che si pone al di là
dei generi (teatro, circo o danza), poiché - paradossalmente
- li comprende tutti.
Ebbene, la nuova forma di spettacolo
che può nascere sulla linea d'ombra dell'atto creativo
non c'era nel festival Metamorfosi. Abbiamo visto spettacoli
preparati con esattezza e professionalità. Abbiamo
visto giocolieri e acrobati-voltigeurs, dotati di notevole
capacità professionale, riscuotere successo di pubblico,
ma non abbiamo visto gli spettacoli intermediali messi
in preventivo dalla manifestazione. Perché? Perché
l'abilità tecnica espressa dagli artisti sul versante
della giocoleria e dell'acrobatica non era suffragata dalla
necessità di comunicare qualcosa. Il valore del gioco
era fine a se stesso, e così il senso della ricerca
sull'acrobazia. La cosa non c'era. E, mancando la cosa
da comunicare, mancava la manovra, il processo di trasformazione,
la metamorfosi, ovvero il movimento della creazione artistica
che va, appunto, dalla cosa al come. Il circo
parlava del circo e delle sue possibilità d'innovazione.
Ma un circo rinnovato non fa teatro totale. (Alfio Petrini)
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