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TEATRO
E NO DI PAOLO GUZZI |
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Paolo
Guzzi, Teatro e no, Giubbe Rosse, Firenze 2004 |
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specchio è infranto? Paolo Guzzi, nel suo libroTeatro e no,
risponde di sì alla domanda, aggiungendo che lo spettatore
non assiste più allo spettacolo per trovare, secondo Aristotele,
nella mimesi la soluzione dei propri problemi. Una mimesi
che non tende ad affrontare i grandi problemi dell'umanità,
ma che si fa piccola piccola e che conferma ciò che già si conosce.
Il che vuol dire in altri termini negare al teatro la funzione
di rappresentazione della realtà, che è tale se questa è ri-creata
e se prende in esame l'uomo totale, plurale e indivisibile.
Partendo da queste premesse, l'autore attraversa le esperienze
più significative del teatro di ricerca italiano, tratteggiando
diverse linee di tendenza e poetiche, per soffermarsi sul cosiddetto
teatro del verbo visivo degli anni 60, che ha visto protagonisti,
tra gli altri, Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Con i loro
spettacoli di poesia mettevano in discussione (come ricorda
lo stesso Miccini nell'introduzione) generi, rituali e codici
culturali, contribuendo a creare una significativa e rigenerante
confusione nel campo tormentato della produzione artistica.
Il teatro del verbo visivo non prevede personaggi e non
comporta spettacoli. Consiste in azioni performative realizzate
da artisti-personaggi di loro stessi, che cercano l'affermazione
del partito preso e della pluralità del linguaggio
attraverso la comunicazione transitiva.
Teatro e no è un libro utile, scritto con sapienza leggera
e raffinata competenza. Tende a interpretare segnali e a rilanciare
il significato profondo di alcune esperienze artistiche per
trarne alcune conclusioni inconcludenti, sostenute tuttavia
da una tensione culturale attiva e presente: quella di chi,
in un mondo privo di seduzione, crede che non si debba perdere
la voglia di sedurre e il desiderio di essere a sua volta sedotto.
(Alfio Petrini) |
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