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numero precedente [riferimento ad Amnesia Vivace rivista on
line #8, ndr] ]l’annuncio di questa nuova rubrica
è stato accompagnato dalla pubblicazione di Internal
conflict di Werther Germondari, ed è proprio da
quest’opera e da questo artista che voglio cominciare.
L’azione/performance è stata realizzata per essere
proiettata in un monitor, in loop. Inquadratura fissa: retro
di un castello di gomma, con sei guglie, mosso al suo interno,
che richiama alla memoria il famoso castello di Elsinore.
L’idea sta nell’immagine, colta occasionalmente
nel suo farsi e offerta senza alcun intervento sonoro. Nessuno
sviluppo narrativo. Nessun tentativo di dire l’indicibile
o di rendere visibile l’invisibile. Il movimento è
circolare: va dal castello di pietra al castello di gomma,
dal grande al piccolo, dall’immobile al mobile, dall’esercizio
del potere al gioco, dall’adulto al bambino, dal clamore
al silenzio, dalle spade insanguinate al rosso scenografico,
dalla morte alla vita, e via di seguito. Implica un infinito
possibile di significati diretti e di rimbalzo.
Nella installazione La polvere
dietro di voi non è questa una camera finta riprende
la polvere che danza in un fascio di luce, ma in realtà
la polvere che si vede sullo schermo è generata da
un videoregistratore. Anche qui, il significato diretto, legato
ad un minimalismo estremo che produce stupore ipnotico, rinvia
ad altri significati. Le scintille di polvere portano con
sé il senso della vita e della morte. Il loro movimento
somiglia alla stasi. Il movimento e la stasi che coincidono
conducono in pieno viaggio labirintico.
Infine Olimpic games 2003:
pista di atletica leggera, gradinate vuote, un uomo giovane
spinge una carriola, con gli attrezzi del mestiere. Rumore
di pubblico festante, qualche fischio. In direzione opposta,
in campo lungo passa una coppia spingendo una carrozzella
per bambini. Ancora applausi, che crescono quando in primo
piano passa un’altra coppia con un’altra carrozzella.
Bandiera olimpica sventolante. Dettaglio dell’organo
sessuale maschile scolpito nella pietra. Che il destino degli
uomini moderni sia quello di lavorare, fare figli e nulla
più?
Germondari mi piace perché non spiega nulla, lascia
immaginare molto ed ha il grande pregio della sintesi. Lancia
l’immagine e si nasconde sornione per vedere qual è
la reazione dell’osservatore. Un postfuturista? Un poeta.
(Alfio Petrini)
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