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DUX IN SCATOLA

Recensione libro
 

Dux in scatola
(Coniglio Editore, Roma 2006, 10,00 euro)

L'ultima opera drammaturgia di Daniele Timpano è Dux in scatola (Coniglio Editore, Roma 2006, 10,00 euro). Prevede un attore, una buona quantità di parole e un baule. Luci fisse. Niente scenografie. La scrittura sembra appartenere al teatro di narrazione. Oscilla tra un io-io e un io-lui: Mussolini morto. Non fa riferimento ad alcuna ricerca storica. Non utilizza documenti o testimonianze. Non racconta una storia che intreccia fatti pubblici e privati. Non rivela alcun episodio sconosciuto o controverso. Anzi, spesso preannuncia un fatto e poi lo lascia cadere. Non alimenta memoria, non soffre di nostalgia, non ammicca ad alcuna opposta ideologia. Timpano sceglie "l'autobiografia d'oltretomba" e usando l'io-lui, rivela il suo vero interesse. Non prefigura l'interpretazione del personaggio, ma un'azione performativa che induca l'attore ad assumere in sé l'altro, che nel bene e nel male sta altrove. Compie così un atto barbarico che lo salva dalla retorica della divisione dei valori contrari e che lancia segnali innovativi nell'ambito della drammaturgia contemporanea. Ragione, civiltà, buona educazione e buoni sentimenti sono molto utili nella vita. Non servono nella pratica teatrale, perché portano in sé e con sé la morte: la morte delle forme. L'autore procede in modo beffardo e dinoccolato, ricercando le tracce culturali del fascismo. Con il corpo duro e immobile sta affacciato sull'orlo dell'abisso: vede Mussolini -- che è morto -, ma vede anche se stesso -- che è vivo -. E noi dove siamo? Siamo tanto buoni da sentirci liberati di ogni male? Dux in scatola è un teatro di narrazione che nega la narrazione. Non ponendo in posizione centrale il plot drammaturgico e la rappresentazione del personaggio, manifesta un comportamento dell'autore che Antonio Audino nella postfazione definisce "anarco-dadaista" rispetto al genere di riferimento.Un comportamento che guarda proficuamente alla tecnica del frammento e alle connessioni interne dei significanti nella prospettiva di un lavoro sulla parola che dice e non dice, sui silenzi, sui significati periferici e di rimbalzo.
(Alfio Petrini)