| | DOC(K)S
è una delle più pregnanti riviste europee dedicate alle nuove
arti visive. La pubblicazione cartacea, circa 300/350 pagine
accompagnate da un CD che raccoglie un nutrito numero di opere,
offre un panorama variegato dello stato della ricerca, sia
sul versante teorico sia su quello pratico della creazione
artistica. Fondata da Julien Blaine, la rivista ha sede ad
Ajaccio (7 Rue Miss Campbell F 20000 - www.sitec.fr/users/akenatondocks)
ed è diretta da Akenaton, che in termini concreti vuol dire
da Philippe Castellin e Jean Torregrosa.
Dal CD - allegato alla serie 3 di DOC(K)S, numeri 25, 26,
27, 28 - che ha per titolo "What's yuor war?" ho scelto
tre opere di Poésie sonore (Chançon de boire et
a manger di Philippe Castellin, Les vacances de Mademoiselle
Hulaut di Annabelle Hubaut, Quoi ma guerre di Charles
Pennequin), quattro Animation (Guerrillas di
Philippe Castellin, Big di Julien D'Abrigeon, Raw
War di Wilfrid Rouff, Niege di Bernard Vanmalle)
e trentaquattro Show di artisti di varia nazionalità,
tra cui alcuni italiani.
In questa occasione non ritengo di dover dire qualcosa che,
entrando nel merito del contenuto e dello stile, cerchi di
sfiorare le opere. E ritengo che le parole, dove sono presenti,
non debbano essere tradotte. Perché le opere parlano da sole.
Dicono senza dire in un linguaggio che sfugge alla ragione
e alle convenzioni della lingua. La scelta e la proposta che
faccio è dunque un invito alla percezione. Alla percezione
sonora e alla percezione visiva.
In grande sintesi faccio soltanto alcune riflessioni di carattere
generale. Si potrebbe dire che la poesia sonora sostenga la
parola. E' vero, ma non è sempre così. Si potrebbe dire che
sceglie di appoggiarsi sulla scrittura, di fondarsi su una
partitura o d'intrecciarsi ad un sistema di suoni, anche musicali,
ma non è sempre così. E' una creazione che non ha una regola
fissa: produce senso attraverso varie modalità combinatorie
di codici espressivi e, in ogni caso, reclama la comprensione
attraverso l'ascolto del suono nel favoloso possibile delle
espressioni ritmiche e timbriche.
Anche per le opere che utilizzano immagini in movimento vale
più o meno lo stesso ragionamento. L'azione capovolta, per
esempio, di raw in war che produce horror
è un gioco di parole. Quasi un tecnicismo. Ma non sempre è
così e non è così nelle altre tre opere della selezione. Esse
presentano una complessità che afferma in modo inequivocabile
la teoria e la prassi generale del lavoro intercodice nella
prospettiva di quella intermedialità che rappresenta la regola
fondamentale della ricerca applicata all'intero campo delle
nuove arti visive. Come conclusione inconcludente si può dire
che nella poesia sonora è il suono a parlare al sangue e alla
mente degli ascoltatori, mentre nelle animazioni la comprensione
dell'opera deriva dalla percezione delle immagini in movimento,
ma anche dei suoni in alcuni casi, e dei colori in altri.
E' quindi evidente che parlare di nuove arti visive significa
parlare di creazioni artistiche di natura intertestuale, intermediale,
polidimensionale e sinestetica, in cui giocano un ruolo importante
le nuove tecnologie della comunicazione, se non sono concepite
come nuove divinità risolutrici di ogni problema, ma utilizzate
come strumenti della necessità poetica, accompagnata dalla
urgenza della creazione artistica. (Alfio Petrini)
|