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Dall8 al 21 settembre
si è svolta, al Teatro Vascello di Roma, la Rassegna Danza
und tanz con la partecipazione di Compagnie di alto
livello professionale. Il problema della danza e in generale
dello spettacolo dal vivo non è dato tuttavia dalla carenza
di abilità tecniche o di rigore formale, ma dalla scarsa
densità di comunicazione/espressione e, di riflesso, dalla
mancanza di piacere dello spettatore accorto.
Molti spettacoli belli: troppi spettacoli algidi. Ecco,
è di questo che voglio parlare, partendo da alcune rapide
premesse.
Penso che un artista debba realizzare uno spettacolo non
solo per esprimersi, ma anche per piacere al pubblico, se
non vuole che lopera diventi un fatto privato. Le
persone non vanno a teatro per essere informate o educate
e neppure per svolgere attività intellettuale o per assistere
alla esibizione di belle forme, ma piuttosto per provare
emozioni, stupori e sentimenti, in altre parole per godere
nel sorriso o nel pianto - delle suggestioni prodotte
dal comportamento dellartista. Quando il piacere del
pubblico non cè, cade una delle condizioni costitutive
del fare teatro: cade il teatro. Il motivo fondamentale
di questa negazione è rappresentato dal razionalismo che
domina la progettazione e la realizzazione dellopera.
Prima questione, le tecniche: tecniche della mimesi drammaturgica,
tecniche dei processi di astrazione, tecniche di recitazione,
che da sole non bastano a creare unopera e a generare
il piacere. Seconda questione, le metodologie. Evviva alla
danza e morte alla vita, oppure evviva alla vita e morte
alla danza? Lloyd Newson non ha dubbi a questo proposito.
Sostiene che nella maggior parte degli spettacoli di danza
o di teatrodanza la vita non cè. Cè la danza,
cè la forma (come derivazione dei processi di astrazione),
ma la bellezza della forma non serve a niente se non cè
la sostanza. Senza sostanza non cè comunicazione.
Terza questione, il fascino. A un idraulico non si chiede
di avere questa facoltà, ma di essere abile e onesto nel
lavoro. La richiesta è dobbligo quando si tratta di
un artista che opera nello spettacolo dal vivo, in quanto
il fascino contribuisce in modo determinante a rendere piacevole
la creazione artistica e credibile la comunicazione. Il
fascino non scaturisce dalla applicazione delle tecniche,
che sono strumenti e non finalità della creazione artistica.
Dipende dal carisma e dal comportamento poetico, che trovano
sostegno nelle metodologie di lavoro. I primi due dipendono
dal dio che sta dentro il corpo dellartista, il secondo
è frutto della ricerca, del confronto e dellesperienza.
Da questo ne consegue che la formazione professionale non
deve tendere a creare danzatori o coreografi, attori o registi,
ma uomini, cioè individui, il che implica, però, un altro
discorso. Quarta questione, i contenuti. Bisogna pur avere
qualcosa da raccontare, cioè da comunicare e da esprimere,
altrimenti lautore scivola nel pantano dei concettualismi
e dei formalismi che deprimono lo spettatore.
Hallo Kitty, lo spettacolo di Enzo Cosimi, annunciato
come "giapponeserie in tre quadri, un inizio e una
fine", ha come codici testuali di riferimento La
casa delle belle addormentate di Yasunari Kawabata.
Dubito che il mito nipponico di quelle giapponeserie possa
suscitare, come sostiene il coreografo, e abbia suscitato
"potenzialità energetiche e fantastiche nellimmaginario
collettivo". Mi sembra francamente roba vecchia. Ben
venga invece il concetto di "vacillamento mentale".
I nostri cuori e le nostre menti vacillano ogni giorno e
non cè bisogno di andare in oriente per ricavare da
questo stato, che minaccia di restare perenne, lo stimolo
per una creazione artistica originale. Lunica cosa
che non vacilla è ledonismo, che ha sostituito il
piacere del corpo. Nella società contemporanea - come nellarte
che pretende di rispecchiarla -, cè logos, ma non
cè mèlos. Ce molto sviluppo, ma poco progresso
umano. Non cè filìa, non cè eros, non cè
amore, non cè poesia. Cè ricchezza di spettacoli
e scarsa produzione di oggetti artistici. Ci sono stili
ed estetiche a non finire, ma non cè la bellezza della
sostanza. Molti danzatori, attori, registi e pochi uomini.
Molte aure poetiche e pochi atteggiamenti poetici. Non solo
la bellezza, anche lanima è morta. E se qualche volta
canta, canta per mezzo del corpo e del pensiero del corpo,
non attraverso il pensiero logico e i processi di astrazione.
Quanti sono gli artisti che hanno avuto il coraggio di evadere
dalle prigioni del razionalismo, entrando in possesso di
quelle abilità e di quelle facoltà che sono capaci di regalare
allo spettatore accorto stupori che generano altri stupori?
Dove sono i corpi erotici "capaci di distacco e dotati
di tensione"? Dove sono i corpi liberati dal peso della
carne? Dove sono i corpi che portano con sé il materiale
e limmateriale dellatto totale della
creazione artistica? Forse sono anche nel pensiero e nel
cuore di Cosimi, non lo nego, o forse non rientrano nei
suoi legittimi interessi artistici e culturali. Resta il
fatto che nella "cornice" di "Hallo Kitty"
non cerano, e non senza effetto. Ho pensato molto,
trovando poco. Dentro e fuori il teatro la situazione non
cambia.
Transisters, della Compagnia Sistemi Dinamici Altamente
Instabili, è stato presentato come un evento performativo,
che come si sa - è una creazione artistica progettata
a lungo e nei minimi dettagli, non assoggettata al rituale
della ripetizione in sala prove e formalizzata in tempo
reale sotto le suggestioni dello spazio scenico prescelto.
Ho apprezzato la proposta di Alessandra Sini, ma come spettacolo,
non come evento performativo. Poco cambia: molto cambia.
Le forme parlano e la qualità delle forme ha detto che i
corpi non offrivano "la visione di un accadimento privato"
sotto il segno live dellevento, ma la rappresentazione
del passaggio "dalla naturalezza allartificialità"
attraverso stilemi coreografici realizzati con la tecnica
del contatto e della mimesi di quella
naturalezza, implicando come da copione - il valore
di un disagio ambientale.
Alessandra Sini crede nei processi di astrazione e sulla
base di tale presupposto metodologico ha realizzato Tonine.
Si tratta di un prodotto di ottima qualità tecnica e stilistica.
Lo spettacolo è bello, ma non riesce a possedere lo spettatore,
perché è tutto di testa ed è tutto di testa perché scaturisce
da un processo di astrazione, afferente al dato razionale
della creazione artistica, che rappresenta un valore opposto
e contrario ai processi vitali, capaci di generare le forme
organiche.
Seguire la strada dei processi di astrazione vuol
dire chiedersi continuamente come fare questa cosa,
come risolvere questo problema, come dire
una determinata battuta o come coreografare un determinata
idea e quindi rimanere fermi ad una metodologia che invece
è stata superata con la lezione del secondo periodo della
ricerca grotowskiana, secondo la quale latto creativo
si fonda sul movimento che va dalla cosa al
come (non viceversa), attinge alla fonte del sapere
e del non-sapere, implica lautogestione dei processi
vitali sulla linea della soglia e impegna una buona dose
distinto. Per quanto riguarda le immagini in
movimento usate dalla Sini nello spettacolo le perplessità
nascono dalla mancata interazione tra scena immateriale
e scena materiale, occupata dalle danzatrici, che di fatto
assegna ai codici visivi una funzione decorativa e ornamentale,
estranea alla produzione del valore aggiunto di natura poetica.
Le due questioni occupano un posto centrale nella determinazione
della qualità della creazione artistica e, di rimbalzo,
nella produzione del piacere.
Presupponendo, per esemplificazione di ragionamento, che
lo stimolo sia rappresentato da una immagine concetto, il
processo creativo non va pertanto orientato verso lastrazione
dellimmagine (come processo di razionalizzazione che
implica un tasso di privatizzazione del significato), ma
verso la fisicizzazione dellimmagine, cioè
la trasformazione del corpo in un altro corpo, che può avvenire
solo sulla soglia e solo in quella dimensione può
essere compiuto latto totale della creazione artistica.
Il corpo nella sua interezza rivela il nuovo stato, il viso
lo mostra più di ogni altra parte del corpo e il respiro
lo accompagna, perché mutando il corpo, muta il respiro
(alimentato da immissione daria attraverso il naso,
non attraverso la bocca) e cambiando il respiro, cambia
anche lespressione del viso. Molti danzatori sono
capaci di danzare per unora intera, portandosi dietro
una sorta di espressione neutra, una maschera buona per
tutte le situazioni. E un segnale che rivela fatti
importanti. Primo, lartista che si affida alle tecniche,
non contando sulle facoltà perché non le ha o perché non
sa di averle, nel corso dello spettacolo resta sempre presente
a se stesso e svolge attività che sono fondamentalmente
cognitive, con inevitabile limitazione del suo potenziale
espressivo. Secondo, le forme che derivano da questa attività
nascono morte. Terzo, leggi il corpo dellartista e
capirai il suo metodo di lavoro, il che vuol dire ovviamente
che le metodologie non sono neutre.
Dal punto di vista della fruizione dellopera, parlare
di partecipazione vuol dire parlare in termini di coinvolgimento
emotivo dello spettatore (determinato dai processi vitali),
perché quella che si pretende di determinare attraverso
gli esercizi di stile (determinati dai processi di astrazione)
o attraverso gli esercizi ideologici della realtà doppiata
(determinati dai processi mimetici) implica nel primo caso
una caduta della comunicazione per difetto di contenuto
e nel secondo caso una caduta di comunicazione per eccesso
di contenuto. Su sponde diverse entrambi gli esercizi si
rendono responsabili della morte della comunicazione fondata
su sorpresa, stupore, mistero, poesia e piacere dei sensi.
La creazione artistica del terzo millennio è dunque intertestuale,
intermediale e sinestetica. Si fonda sulla dualità della
natura e della cultura umana, in aperta opposizione al razionalismo
e al materialismo dilaganti. La sua natura polidimensionale
e plurisensoriale è coinvolgente e, come tale, dona allo
spettatore il piacere.
La teoria e la prassi della pluralità del linguaggio dilaga
in tutto il mondo. Risponde ormai agli interessi di molte
Compagnie ed è una premessa importante per chi voglia lavorare
in direzione del rinnovamento dello spettacolo dal vivo,
ma rimane tuttavia una scelta, è chiaro, che lascia aperta
la porta a tante altre tipologie di ricerca, nel quadro
di riferimento generale di un pluralismo fattuale da accettare
in modo pieno, se si vuole contribuire alla nascita della
polis, che al momento non cè. La predilezione
per la pluralità del linguaggio penso che sia una buona
cosa, a condizione che produca un valore aggiunto poetico,
però, e a proposito di questo valore ritengo necessario
precisare che lutilizzo delle nuove tecnologie della
comunicazione applicate alla creazione artistica deve essere
dettato dalla regola della necessità, quella espressiva,
nella prospettiva di una interazione tra scena materiale
e scena immateriale, alla quale ho fatto cenno pocanzi.
La moda dei tecnicismi multimediali ingombra palcoscenici
grandi e piccoli, mortifica larte, elimina la dimensione
poetica della creazione artistica, nega il piacere. Unopera
intermediale è multimediale, un prodotto multimediale non
sempre è intermediale.
Il superamento della tecnica di astrazione verso i processi
vitali, del gesto verso la spazialità del corpo, dello stilema
coreografico verso le forme organiche comporta il passaggio
dalla cultura monodica a quella duale, dallarea multimediale
a quella intermediale, dallambito concettuale a quello
materico, dalla esclusione alla rivalutazione dellistinto
rispetto alla ragione. Si tratta, è evidente, di passaggi
che non garantiscono la certezza matematica dei risultati,
perché non sono formule o ricette. Pur disponendo di un
valore aurorale molto forte, tale da creare le condizioni
per il conseguimento dei migliori risultati possibili, hanno
bisogno della individualità dellartista e quindi delle
sue facoltà. Le tecniche danno maggiore sicurezza, lo so,
ma le nuove metodiche e le facoltà artistiche sono
con il loro margine di rischio - gli elementi fondanti della
creazione artistica del terzo millennio che possono condurre
verso approdi di straordinario valore e donare allo spettatore
il sospirato piacere. Lartista, ho detto, ha un dio
nascosto nel suo corpo. Ebbene, senza lintervento
di quel dio misterioso non cè creazione artistica
e senza creazione artistica non cè lartista,
ma un abile manovratore.
Anche per Slap n pop della Compagnia Travirovesce
e per Addominale bianco della Compagnia MK vale il
riconoscimento dellottimo livello di perizia tecnica
e di rigore formale, accompagnato però dalle stesse considerazioni
di carattere generale finora esposte. La "sensualità
ammiccante e travolgente", teorizzata da Maddalena
Scardi e da Caterina Inesi, non cè nello spettacolo
Slap n pop e non cè perché è stata spazzata
via dal processo di astrazione e dal timore di realtà, che
hanno determinato il sopravvento di stilemi coreografici
svuotati di concretezza poetica e di flusso sinestetico.
Non nego che Addominale bianco sia uno "spettacolo
sbigottito", dico che non riesce a suscitare alcun
sbigottimento. E non può essere altrimenti quando si parte
dal presupposto che "il corpo è sopraffatto da un ardore
senza sbocchi". Di Stefano fa una scelta che è legittima
e concettualmente interessante, ma i risultati sono quelli
che sono dal punto di vista della mia trattazione. Restano
tuttavia apprezzabili le sequenze incentrate sul contatto
- che si determina quando al movimento è richiesto
"dinformare la superficie"-, in quanto accrescono
il livello percettivo e linstabilità emotiva creata
dalla indeterminatezza del gesto. Il contatto rappresenta
una linea di ricerca che non è solo di Di Stefano, ma anche
della Scardi e della Sini, tanto che le loro Compagnie sono
spesso impegnate in creazioni artistiche comuni.
Racconto immorale ripropone questioni che ho già
affrontato. Cè aria di contagio? Sta di fatto che
Francesca Proia va "a caccia di forme, di figure"
che nella mente le facciano esplodere altre immagini, in
quanto ritiene che "attraverso la forma si può penetrare
nella sostanza". Purtroppo è vero il contrario. Il
movimento che va dalla cosa al come non
è unopinione, ma un metodo scientifico di lavoro largamente
utilizzato e condiviso in pieno alla verifica dei risultati.
Lara Martelli, attrice e danzatrice, è stata una piacevole
sorpresa. Unanomalìa. Una alterità metodologica. Una
conferma, assieme a Marussich, delle tesi sostenute in questa
sede. Nel suo spettacolo di teatro totale For sale il
protagonista è il corpo, visto come oggetto di desiderio
e di consumo.
La Martelli orienta la ricerca nella direzione dellatto
totale dellattore, combinando istinto e ragione, lavorando
sulle forme organiche generate dai processi vitali e sulle
miscele linguistiche eterogenee, semplici e affascinanti
allo stesso tempo.
La spazialità delloggetto, glorioso e fosforescente,
compie evoluzioni nello spazio scenico, rivelando unanima
dolce e intrepida.
Il risultato complessivo non dipende né dalle tecniche
né dal caso. Deriva dalle metodiche impiegate, dalle facoltà
investite e da un chiaro comportamento poetico dellinterprete,
a tutto vantaggio della comunicazione e del piacere generato
dalla vista degli occhi interiori ed esteriori.
Non cè una storia vera e propria, ma cè tuttavia
un plot (perché nella danza circola tanta avversione per
la sostanza?). Non cè astrazione e non ci sono movimenti
o gesti nello spettacolo. Cè invece unaccurata
alchimia di azioni fisiche e di geometrie del caos che amano,
possiedono e convincono lo spettatore a rimanere sino alla
fine. Lara Martelli: un nome da ricordare, unartista
da seguire. In alcuni momenti è divina.
Vedendo Blue provisoire
di Yann Marussich sono stato preso dincantamento.
Mezzi minimi per massimi risultati. Osservandolo, mi sono
detto quello che ho sempre pensato: bisogna tornare ai primordi,
alle origini, mettendo da parte le tecniche usuali. Non
voglio dire che tutti i danzatori devono fare quello che
fa Marussich, ovviamente. Dico, restando al centro della
questione che più minteressa, che possono danzare
o non danzare, impiegando le metodologie che vogliono, ma
non possono disattendere le aspettative dello spettatore
accorto. Ecco, i doni ricevuti dagli spettacoli di Marussich
e della Martelli: il piacere della vista, ma soprattutto
laccelerazione del battito cardiaco. Marussich sceglie
una forma extrème di teatro. Sceglie di danzare, eliminando
la danza. Sceglie lesperienza performativa, eliminando
la formalizzazione dello spettacolo. Fa spettacolo, escludendo
la rappresentazione. Sceglie la scultura.
Decide di lavorare
sulla immobilità assoluta per manifestare la mobilità interiore.
Limmobilità sta, dunque, al centro dellazione
fisica. Il movimento è in-scritto nel corpo. Il suo corpo
è lo spazio scenico. E il luogo delle percezioni e
delle vibrazioni fisiche. E lo spazio delle mutazioni
chimiche che mette in evidenza lautodeterminazione
del destino dellartista e definisce un nuovo rapporto
tra corpo e colore. Il colore non è un suggerimento espressivo
esterno, ottenuto tramite pratiche manuali o tecnologiche,
ma è unazione fisica, un evento, un accadimento che
nasce allinterno del corpo e si rivela attraverso
la colorazione dellepidermide e le secrezioni blu
degli orifizi.
Il video che
mostra i dettagli del corpo per mezzo di una telecamera
installata su un robot e il suono sono realizzati
in diretta, per garantire ladattabilità della interazione
e la coerenza metodologica di realizzazione delloggetto
artistico, che assume la connotazione di unazione
incentrata sulla trasformazione biochimica. Marussich, con
il sostegno di alcuni medici, compie un esperimento di straordinaria
efficacia che mette in gioco una grande capacità di concentrazione
e di controllo. Blue provisoire è unopera plurisensoriale
e pluridimensionale che offre una visione febbrile del corpo
umano. Non doppia alcuna realtà e non la ri-crea neppure.
Situa lo spettatore nella dimensione altra del suo divenire,
oltre la pelle, oltre linvolucro, altrove, nella sostanza
viva e palpitante che sfrigola e lentamente si trasforma.
Lopera non può essere ripetuta. Deve essere ri-fatta
ogni volta, come fosse la prima volta. Loggetto artistico
nasce dal bisogno di cambiamento della ricerca artistica
e dal desiderio di trasformazione del corpo, dove materiale
e immateriale coesistono, conservando la differenza. Un
esperimento che non cambia il mondo, ma che afferma il mondo
poetico di un grande artista. Geniale.
(Alfio Petrini) |