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I COLORI DELLA VITA

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I COLORI DELLA VITA
scritto, diretto e interpretato da Marc Hollogne
con Angela Delfini, Francesca Faiella, Fedele Papalia, Nicolas Goret
Teatro Vascello, 4/26 novembre 2006

Grande successo a Broadway. Tutto esaurito alle Follies Bergeres di Parigi. A Roma Marc Hollogne, in arte Marciel, mette insieme al Teatro Vascello una cinquantina di spettatori a sera con il suo spettacolo di teatro totale "I colori della vita". Scarsa informazione? Promozione deficitaria? Mancanza di sponsorizzazione da parte della critica che orienta il mercato del teatro di ricerca? Diminuzione quantitativa del pubblico interessato a questo genere di teatro? Deluso dalle mortuarie proposte multimediali fatte sugli altari delle nuove divinità tecnologiche non abbocca più? Ed è diventato così diffidente da scartare anche gli spettacoli che hanno un inequivocabile valore artistico? I monaci della interdisciplinarietà nazionale, che di solito appesantiscono le nostre palpebre, avrebbero fatto bene a vedere lo spettacolo dell'artista belga. Avrebbero scoperto quale e quanta ambiguità si annidi nella frequentazione delle "mescolanze dei generi" in cui gli elementi di natura linguistica rimangono separati e distinti, ovviamente, e quanto valore aggiunto di natura poetica, e quanto sangue, e quanto gioco dell'intelletto, e quanta fantansia, e quanta allegria porti con sé invece la pratica intermediale, se applicata con vigore e coerenza metodologica.

Marciel utilizza una variegata quantità di codici espressivi - visivi, oggettuali, testuali, sonori (fino al canto), spaziali (fino alla danza), rivelando grande abilità e raffinata precisione nella produzione di miscele linguistiche eterogenee. I codici espressivi interagiscono e determinano quel valore aggiunto cui abbiamo fatto cenno. Marciel fa uso di tutto quello che gli serve per comunicare, E non è cosa di poco conto, se le nostre palpebre rimangono sollevate per lungo tempo, se lo stupore sgorga gioiosamente dalla nostra mente e dal nostro cuore, se la voglia di stupore che abbiamo conservato lungo gli inverni del nostro affanno trova piena soddisfazione emotiva e cognitiva.

Scritta, diretta e interpretata da Marc Hollogne, la favola si avvale della brillante partecipazione di Angela Delfini, Francesca Faiella, Fedele Papalia e Nicolas Goret . Le nuove tecnologie della comunicazione sono applicate in funzione dell'uomo, cioè dell'attore. Rispondono alle necessità artistiche dell'autore e degli interpreti. Non strizzano l'occhio a tecnicismi meraviglianti, ma sostanzialmente e formalmente algidi. E anche questo conta. E molto.

Al centro della storia c'è una ragazza che, con la sua famiglia, non vuole più restare prigioniera di un film muto in bianco e nero. Sarà il pianista Marciel, che accompagna il film muto, a farle scoprire "I colori della vita".

Le sequenze relative alla televisione spazzatura, in virtù del comportamento poetico dell'autore e dell'uso espressivo delle nuove tecnologie, sono decisamente convincenti. Liberate dalla critica o dalla satira sociologica e suffragate dalla dimensione poetica della creazione artistica risultano divertenti e tutt'altro che scontate. Sono però troppe. E troppo lunghe. E' lo spettacolo nel suo complesso che risulta troppo lungo e a tratti tautologico. Due ore e mezzo di durata, e tre finali. Marciel ha certamente svolto un ottimo lavoro di scrittura drammaturgia e di scrittura scenica, lavorando per accumulo di materiali linguistici. Fino alla dismisura, però. Adesso deve scartare. Deve eliminare, ridurre, portare tutto a sintesi estrema, fino al vuoto finale. E vedrà crescere la potenza evocativa della sua opera.
(Alfio Petrini)