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UNA
FESTA PER BORIS |
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Il progetto: mettere insieme attori professionisti e persone
con problemi mentali e fisici. Se gli attori recitano la parte
dei malati mentali o dei portatori di handicap e se i malati
mentali e i portatori di handicap sono stimolati a fare gli
attori, la linea registica della rappresentazione sarà,
com'è stata, foriera di questioni metodologiche e problemi
artistici completamente ignorati. I malati pongono la condizione
dell'essere malati e tendono a rimanere quello che sono,
cioè persone, mentre gli attori pongono la condizione
dell'apparire e aspirano a diventare personaggi. Non
potendo trasformare la prima condizione nella seconda, bisognava
avvicinare la seconda alla prima. La pura e semplice combinazione
tecnica di persone e personaggi ha reso schizofrenico il processo
di formalizzazione e ha deprivato la scrittura scenica d'ogni
credibilità.
Il malato di mente o il portatore di handicap andava stimolato
a raccontarsi come persona, secondo una metodica ben nota, che
implica un comportamento creativo e determina una produzione
di materiali linguistici, in questo caso con limitate mediazioni
di stile e di poetica, in relazione alla vita materiale e immateriale
della persona medesima. Una metodica opposta e contraria all'inserimento
di queste persone nella pratica della finzione scenica, che
nel caso specifico ha finito per metterle in mostra come animali
da zoo, con riflessi pietosi. E agli attori non andava chiesto
un "atteggiamento consapevole" nel "comprendere
e rispettare i tempi e i modi dei compagni mettendoli a proprio
agio", bensì l'impegno a gettare uno sguardo negli
abissi della propria esistenza, a scavare nei meandri dei loro
errori, orrori e malattie (se è vero che ci sono malattie
non diagnosticate), allo scopo di produrre le forme organiche
necessarie alla saldatura o all'avvicinamento di due modi diversi
di essere - il loro e quello degli altri compagni -,
confermando così, e solo così, la tesi secondo
la quale tutti gli uomini sono malati. Altro che recitare un
testo secondo moduli espressivi ripetitivi!
Occorreva un'abilità guidata che forse non avevano, ovvero
la capacità d'autogestione dei processi vitali
che li avrebbe messi in condizione di compiere un atto totale
di disvelamento nella prospettiva della creatività relazionale,
oltre ogni forma d'indulgenza verso se stessi, oltre gli schemi
abituali dell'apparenza e dell'esteriorità della rappresentazione,
causa fondamentale del naufragio.
A questo hanno concorso non solo la scelta sbagliata del testo
- un fiume di parole e di concetti, scritto per essere recitato
da un gruppo d'attori, che semmai andava radicalmente trasformato
-, ma anche le immagini proiettate durante la scena della festa
di compleanno di Boris, finita con la sua morte: strabuzzamento
d'occhi, sghignazzi, boccacce e boccucce da stereotipi della
malattia mentale.
Il regista sfida a distinguere la parte malata dalla parte sana.
Forse non ci crederà, ma nello spettacolo gli attori
risultano malati e i malati risultano sani. Con il ribaltamento
del presupposto la tesi non è dimostrata. I teatri d'innovazione
(una delle tragiche ambiguità del sistema teatrale) hanno
il compito d'innovare; ma per innovare non dovrebbero avere
maggiori accortezze progettuali e realizzative? (Alfio Petrini) |
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