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Libera
Mente - "La bellezza"
regia, ideazione spazio scenico, colonna sonora Davide
Iodice
scrittura scenica collettiva da A. Pazienza, W. Auden,
E. Morante, P.P. Pasolini, R. Rossellini, C. Bukowski, A. Neiwiller,
M. Monroe ed altri.
con Alberto Astorri, Luigi Biondi, Valentina Capone,
Salvatore Caruso, Fabio Gandossi, Antonio Grimaldi, Lisa Ferlazzo
Natoli, Alfonso Paola, Paola Tintinelli.
luci Maurizio Viani
training e collaborazione alla partitura fisica Marina
Rippa
elementi scenici Massimo Staich
maschere Tadema De Sarno Prignano
organizzazione Franco Coda
in collaborazione con Teatro Laboratorio San Leonardo
- Fest Teatro Tirano |
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Senza
forma e senza testo è la poesia del teatro. Scaturisce
dal comportamento poetico dell'artista rispetto alle cose
che racconta. E' invisibile. E' impalpabile. Dura nel tempo.
Rappresenta il valore aggiunto della creazione artistica fondata
su una miscela linguistica eterogenea. Allora, lo spettacolo
cammina sulle gambe del sapere e del non-sapere. Porta con
sé mistero e fascino. Procede sul crinale tra dicibile
e indicibile. Suscita stupore, che equivale a perdita di realtà,
che nasce sulla soglia, che pone nella condizione di stare
con i piedi per terra e la testa in cielo, che genera nuvole
che generano altre nuvole, che produce uno stato di stordimento,
che spinge a seguire il sogno e ancora a seguire il sogno.
Ma oltre la natura, oltre la realtà, c'è solo
il sogno? C'è l'inganno che dice la verità.
E quando lo spettacolo si presenta oscuro e imprevedibile
brilla come un cuore di tenebra, ama e possiede lo spettatore,
soddisfacendo appieno il suo desidero.
Tutto questo si addice perfettamente
allo spettacolo "La bellezza", prodotto da Libera
Mente, con la regia, e non solo, di Davide Iodice e la scrittura
scenica collettiva, che trae i codici testuali di riferimento
da Pazienza, Auden, Morante, Pisolini, Rossellini, Bukowski,
Neiwiller, Monroe ed altri. Processo chimico di abili artigiani.
Successo vivo e condiviso. Creazione collettiva che, oltre
alle fonti letterarie, utilizza una drammaturgia originata
dai vissuti degli interpreti, tutti da lodare. Una proposta
che non spiega e non descrive nulla, che usa tutto quello
che serve per comunicare, che spinge lo spettatore alla ricerca
continua di significati di rimbalzo.
Villa Bellezza è luogo
della metafora. Appare come una clinica per febbricitanti
inguaribili, somiglia ad un dormitorio dove irrompono sogni
e visioni, ricorda il giardino dove risuonano i passi di antiche
e nuove divinità, rimanda allo spazio rituale dove
è possibile compiere l'atto della ri-creazione, opposto
e contrario a quello che tenta di doppiare la realtà.
La bellezza corre il rischio di guastarsi? No, perché
non c'è. La bellezza salverà il mondo? No, perché
è morta e perché il mondo non ha alcuna intenzione
di salvarla. Quindi, che deve fare la bellezza? Deve salvarsi
da sola, passando alla clandestinità. Che fa, allora,
quell'umanità febbricitante nella Villa Bellezza? Cura
la salute, aspetta l'ora della guarigione, l'ora che tarda
a venire, l'ora che non verrà mai. Cosa fa il potere
fuori di quel luogo? Il potere non si pone problemi di etica,
figuriamoci di estetica. E all'artista cosa rimane da fare?
Diventare cieco e splendente come un Totò, e imparare
il linguaggio degli uccelli.
Mentre l'opera d'arte esiste
nel suo divenire, attraverso il perfezionamento continuo dell'azione
combinatoria dei segni e della distillazione della forma,
fino all'esattezza finale, il diventare attiene alla dilatazione
dell'anima. Da anima individuale diventa anima del mondo.
Diventare pietra, diventare albero, imparare il linguaggio
degli animali - come suggerisce la favola - non è una
punizione, ma un'amplificazione dell'anima Gli artisti sono
come gli uccelli, cantano. Se hanno una bella voce incantano,
ma - volenti o nolenti - non contano nulla. Sono ininfluenti
sia rispetto alla politica (dove hanno sempre fallito) che
rispetto alla società (dove non incidono sui modelli
di comportamento). Dunque, all'artista non resta che far cantare
l'anima attraverso il corpo glorioso come unica bellezza possibile.
(Alfio Petrini)
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