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ARGONAUTI DI G. B. CORSETTI

Fattore K - Argonauti
regia di Giorgio Barberio Corsetti
drammaturgia di Giorgio Barberio Corsetti e Raquel Silva
musiche di Gianfranco Tedeschi con Daniela Cattivelli
scenografia di Giorgio Barberio Corsetti, Mariano Lucci, Marina Schindler
costumi di Marina Schindler
luci di Gianluca Cappelletti
con Fortunato Cerlino, Milena Costanzo, Filippo Dini, Damien Fournier, Agnès Fustagueras Puig, Sophie Kantorowicz, Xavier Martin, Axel Minaret, Federica Santoro , Filippo Timi
una coproduzione Fondazione Musica per Roma e Fattore K
Parco della Musica, settembre 2005, Roma
  Giorgio Barberio Corsetti è un uomo intelligente e un ottimo regista. Ma, come Don Giovanni che credeva di potersi permettere tutto, ha commesso un errore ed ha portato tutti al naufragio. Mi riferisco allo spettacolo Argonauti, che ho visto nell'ambito del Festival di confine tra teatro e circo "Metamorfosi" al Parco della Musica, Roma.
Cercherò di argomentare il punto di vista, partendo da una considerazione sul mito. Il mito consente l'ammodernamento? Certo che lo consente. In regime di libertà tutto è possibile. Credo però che il mito ammodernato corra il rischio di diventare un fatto di cronaca, come capita spesso di vedere nelle arene estive con la rappresentazione dei classici greci e come è capitato di vedere all'Auditorium. Il mito è fondato sul pensiero simbolico. Quindi, o questo pensiero è interpretato criticamente e sottoposto alla visione del contemporaneo attraverso la disamina del chiaro/oscuro di un testo preesistente o è ri-fatto con la scrittura originale di un testo sostenuto da un forte comportamento poetico dell'autore. In entrambi i casi il procedimento è per vie interne. Lo scopo è generare sì tensioni attive e presenti, ma che siano accompagnate - questo è il punto fondamentale - da stupore, mistero e poesia. Senza questi tre elementi il viaggio per terra e per mare di un gruppetto di ragazzi presi dal miraggio del successo e del danaro diventa, com'è diventato, un fatterello più o meno avventuroso con connotazioni prevalentemente sociologiche. E la sociologia, come si sa, è nemica dell'arte.
La drammaturgia di Argonauti, incentrata sui segni verbali, ha messo in preventivo molti movimenti e poche azioni fisiche, tante avventure e pochi conflitti, tanta descrizione e poco comportamento poetico, non andando oltre il velo di una modernità spicciola. Ne è scaturita una scrittura scenica esangue, vittima del dominio della ragione, nutrita da distinte di fatti e di sentimenti, incapace di conquistare lo spettatore: - con l'eccezione del momento iniziale che ha visto le parole e le immagini in perfetta sinergia. E quando la bellezza muore, il naufragio è certo.
Perché - dato l'ammodernamento - rappresentare il Vello d'oro con una pelle d'animale sormontata da due corna? Non è un'incongruenza? Ma un ragionamento più sostanzioso meritano le acrobazie degli artisti circensi che, non figurando nel preventivo della scrittura drammaturgia in funzione espressiva, sono apparse nella scrittura scenica - ad eccezione di due o tre momenti felici - come tecnicismi, cioè come fatti estranei alla storia raccontata e al processo di comunicazione.
La questione non riguarda solo lo spettacolo, ma interessa la manifestazione, come ho già detto in occasione della precedente edizione. Insomma, il festival è di confine se sta al di là del genere teatro e del genere circo, poiché li comprende tutti e due. Ma, se il circo resta circo e non diventa teatro, il genere di confine non c'è.
E perché far recitare i circensi che non sanno recitare? La scelta è apparsa un atto di volontà, un espediente tendente a suffragare l'azione di confine senza riuscirci, aggiungendo al formalismo acrobatico l'insufficienza della recitazione. Ma anche gli attori/attori non sono stati all'altezza dell'impegno richiesto. Sembravano canne al vento delle loro voci. Nel complesso, recitazione gridata e respingente. Cosicché, all'inefficacia della musica -- disattesa come codice espressivo, rimasta estranea alla complessità della comunicazione, come a voler creare atmosfere a volte impercepibili - si è aggiunta l'assenza della musicalità della voce. Corsetti ha commesso un errore e ha provocato un naufragio, ma per fortuna non è finito come Don Giovanni all'inferno.
(Alfio Petrini)