|
|
|
![--> CND - [Recensioni]](../../images/capo.gif) |
 |
 |
 |
ANIMALIE |
 |
Giardini
Pensili, Animalie
uno spettacolo di Roberto Paci Dalò
Commentario scenico a "L'aperto. L'uomo e l'animale"
di Giorgio Agamben
Regia, musica, video, luci di Roberto Paci Dalò
Performer Margherita Pirotto
Scene di Edoardo Sanchi
Live video mixing di Filippo Giunchedi
Mixer luci di Lora Casadei
Software live video di Tom Demeyer / Steim Amsterdam
Collaborazione drammaturgica di Nicoletta Fabbri
Disegni di Oreste Zevola
Voce registrata e elaborata di Giorgio Agamben
Assistenza alla regia di Lora Casadei
Produzione Giardini Pensili, Tanta Tallinn, Musiques Nouvelles
Mons, Ailleurs, Commune d'Ixelles, Transucultures Bruxelles,
in collaborazione con Teatro Petrella Longiano, GMEM Marseille,
STEIM Amsterdam, Maison du Spectacle la Bellone Bruxelles, Astragali
Lecce.
Teatro Vascello, Roma, 5/10 aprile 2005. |
| | Ben
venga l'animalità a fertilizzare la scena algida del
teatro italiano. Ben venga il sensibile a bilanciare
il dominio irrazionale del razionale. Ben vengano gli attraversamenti
dei campi barbarici a ridare fascino e credibilità al teatro
di ricerca. Ben vengano in definitiva le variegate forme di
teatro totale. Ma le buone intenzioni di Roberto Paci Dalò e
dei Giardini Pensili non si sono concretate nello spettacolo
Animalie.
Testo di riferimento è L'aperto.
L'uomo e l'animale di Giorgio Agamben. La voce dello scrittore
è presente nello spettacolo e trasformata in quella degli
animali evocati nel testo. Non c'è plot. Non c'è storia da
raccontare. Va bene. Al regista interessa lavorare sulle immagini
e sui suoni. Benissimo. Però, perché definire Margherita Pirotto
"performer", quando non è protagonista di un evento unico
e irripetibile? La performance è una cosa e lo spettacolo
è un'altra cosa. Animalie è uno spettacolo che va presentato
e giudicato per quello che è in realtà.
Il regista dichiara di aver
impegnato l'interprete in un grande lavoro di fisicità, ma
il risultato è un'infinità di gesti ripetuti, prodotti da
un processo di astrazione che tradisce l'ipotesi dell'evento
performativo di natura sinestetica e implicitamente cancella
la fisicità preventivata, che poteva essere realizzata seguendo
ovviamente un'altra metodica di lavoro, quella dei processi
vitali.. Era l'uomo e la sua animalità, era l'animalità
del corpo dell'attrice che doveva stare al centro della scrittura
scenica, non l'animalità degli animali. Un'occasione mancata.
Fallito il tentativo della miscela linguistica e della produzione
delle forme organiche, il corpo sonoro rivela la sua natura
autarchica, lasciando che le immagini corrano per conto loro,
generate da nuove tecnologie che producono vecchi tecnicismi,
come quello di raccogliere, rielaborare e riproporre dettagli
della figura dell'attrice senza che questo comporti una realtà
addizionata, quel valore aggiunto che è il sogno irraggiungibile
della maggior parte degli spettacoli dal vivo in circolazione.
Nessuna spazialità. Nessun passaggio dal corpo muto al corpo
vivo dell'interprete. Nessuna emozione e nessuno stupore.
Uno spettacolo ben levigato, ma scostante. Non sragiona di
fronte al dominio della ragione. (Alfio Petrini)
|
|
|
 |
 |
|