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ALCESTI DI ABBONDANZA-BERTONI

Compagnia Abbondanza/Bertoni - Alcesti
(Progetto "Ho male all'altro")
da Euripide e Rilke
di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni
con Michele Abbondanza, Antonella Bertoni, Elisa Cuppini
musiche a cura di Mauro Casappa
scene e luci di Lucio Diana
assistente al progetto Veronica Melis
collaborazione all'allestimento Alessandro Bedosti, Patrizia Caggiati, Paola Crecchi
organizzazione Luisa Costa
Produzione Compagnia Abbondanza/Bertoni, ReggioEmiliaDanza, Provincia Autonoma di Trento
in collaborazione con Centro Inteatro/Polverigi, Drodesera/Centrale Fies, Bolzano Danza, CSS Udine, Centro S. Chiara/Trento
 

Ho molto apprezzato Alcesti del duo Bertoni/Abbondanza. Perché nello spettacolo il corpo pensava. Perché il sensibile dominava, mentre era assente in Medea, seconda parte del progetto "Ho male all'altro". L'ambito di riferimento tematico è rappresentato da Euripide e Rilke, riassumibile nell'inutile sacrificio per amore. Lo spettacolo non intende ammodernare il mito. Se lo facesse, la storia diventerebbe una banale storia d'amore e di morte incentrata sul classico triangolo. Lo spettacolo indaga all'interno del pensiero simbolico con una sensibilità artistica moderna e originale. Deliziosa la prima scena, millenaria e sinestetica. Fatta di garbati atti d'amore. Amore senza passione. Come se la natura passasse al filtro della cultura, facendo prevalere il senso del gioco e del divertimento.
Dopo la preparazione del rito nel rispetto della convenzione, il matrimonio esplode in un crescendo di straordinaria efficacia sonora e visiva. La coppia è assistita da una vecchia servile e reverente. Gesti d'amore e stanchezza dei gesti d'amore si mescolano. La stanchezza è un rischio latente, insito nel rapporto di coppia. Forse un passaggio tra i più belli figurativamente e più interessanti. La garza dei vestiti rimanda alla ferita e la ferita prefigura vagamente il finale, mentre i passettini di Alcesti e di Admeto, che danno leggerezza e ironia alla danza, rimandano alle vecchie comiche del cinema muto e alle arti figurative. Sono evidentemente opposti e contrari ai passi vigorosi, lenti e cadenzati della sbandieratrice. Donna guerriera, aggressiva. Cosce bianche, macchiate di nero. Spesso grida. L'offerta del sesso è dura e cruda. L'arrivo segna un passaggio decisivo e determina una delle sequenze più belle ed emotivamente più coinvolgenti dello spettacolo. I passettini di Alcesti rapidamente singhiozzano e muoiono. Prevale la stasi. Segue la supplica e l'offerta del sacrificio. La sbandieratrice accetta lo scambio e l'addio di Alcesti scatena l'animalità del corpo di Admeto. E' il trionfo delle geometrie del caos e della spazialità del corpo che non fa battere ciglia. L'animalità canina scatena un turgore di sangue e rimanda alla passione dell'atto d'amore. Ma il corpo di Alcesti è ora una statua. Una icona sospesa nell'aria.

Il sacrificio è un atto di volontà. Produce morte, solitudine e abbandono. "Ho male all'altro" dice il progetto che prevede "Polis", terza parte della trilogia. E dopo? Forse resta la tragica fissità dei ricordi. Un amore senza passione e una passione senza amore. Ricordare vuol dire soffrire.
(Alfio Petrini)