| | Alcuni
oggetti, un paio di costumi, parole essenziali (a volte fino
al canto), musica e spazialità del corpo (a volte fino
alla danza). Questi gl'ingredienti dello spettacolo di Antonio
Tagliarini. Un teatro povero, ricco di fantasia. Uno spettacolo
inafferrabile, fatto di nuvole in movimento, che sorprende e
coinvolge come è necessario. Comunicazione ed espressione,
soggettività e oggettività, disvelamento performativo
e rappresentazione vanno di pari passo. Nessuna realtà
doppiata. Neanche l'ombra del teatro didattico. L'autore
invece di raccontare una storia, sceglie una situazione, fatta
di frammenti nati dall'esperienza e dall'osservazione della
vita. Lontano dalle voglie mimetiche assai diffuse, Tagliarini
si muove tra cielo e terra con impressionistiche abilità
e leggerezza, accompagnandole con l'ironia che porta dipinta
sulle labbra. Non so se questa lo salvi dalla vita. Di certo
ironia e leggerezza salvano lo spettatore accorto dalle parole
armate dell'assoluto ideologico, dalle distinte di sentimenti,
dalla descrizione di psicologie, e perciò dalla chiacchiera,
regalandogli piccoli stupori e un ilare appagamento dei sensi.
Lo spettacolo, come suggerisce
il titolo, sembra che non voglia dire niente, niente d'importante,
niente di definitivo. Tutto è provvisorio. C'è
e non c'è. Si vede e non si vede. Come il bisogno di
raccontare qualcosa, il piacere di disvelarsi, il desiderio
di perdersi per meglio ritrovarsi, l'abile gioco tra vero
e falso. Sono cose importanti? Non lo so. Un topo schiacciato,
una donna che uccide il marito e i due figli, un paio di scarpe
che dialogano prima di essere messe in vetrina sono cose importanti?
So che lo diventano. E non è un merito di poco conto.
Sarebbero effimere e inconcludenti, se non avessero il candore
della sincerità, se non avessero la ricchezza delle
connessioni interne e di qualche significato di rimbalzo,
se non fossero sostenute dalla pregnanza del comportamento
poetico. Cose raccontate come? Stendendo veli, seminando allusioni,
lanciando ammiccamenti sulla strada della comunicazione transitiva.
Con questo spettacolo Tagliarini
conferma di essere uno dei giovani interpreti più bravi
e preparati nel panorama del teatro nazionale, capace di trasformare
il poco o il nulla in materia volatile stupefacente, nel quadro
di riferimento delle variegate forme di teatro totale. Credere
per vedere. (Alfio Petrini)
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