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| PJ
- MUSICOMIX |
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CommiXtura
PJ
dal libro "PJ - didattica etnografica sperimentale"
di Massimo Canovacci.
Un'idea di Valentina Aversano, Filippo Biondi, Marco Borrelli,
Caterina Bonfiglio, Mattia Casalegno, Karen Naccache, Antonio
Ranalli, Daniela Rendini, Silvia Siciliano, Esther Venanzi.
In collaborazione con la Casa Editrice Meltemi e con l'Università
di Roma La Sapienza - Facoltà di Scienze della Comunicazione,
Cattedra di Antropologia Culturale.
Scenografia: Marco Borrelli
Chef: Salvatore Tossa
Trucco: Tahni Smith
Movie2: Joegh9
Selezione immagini: Caterina Bonfiglio
Fotografo:Maurizio Morrone
Costumi: Valentina Albanesi
Vj-Set: Him, Hinotek
Coreografie: Veronica Meddi
Preparazione performers: Ilaria Pataria, Raffaella Mutani
Dj-Set: Artz Abacom System, Blecks on blonde, Good Machine
Etno performers metropolitani: Esther Venanzi, Silvia Siciliano,
Valentina Aversano, Stefania Rullo, Salvo Di Gregerio, Lorenzo
the Freshguy, Filippo Biondi, Marilena Indelicato, Roberta Minestrini,
Roberto Zenca, Paolo Parente, Valentina Cillo, Emaniela Bernardi,
Rosalia Imperato, Lucia Grosso, Ciocca Bianca, Raffaella De
Donato, Simona Oppedisano, Roberto Coletti, Mara Trapuzzano,
Chiara Napolitano, Daniele Pavoncello, Gianluca Lateana, Luigi
Molfese, Antonella La Carpia, Domenico, Rebeccahesse, Enio carbone,
Giorgio Giovannini, Claudio Cerasa, Naida Caira, Nicola Bianco,
Veronica Meddi, Emma Mintrone, Marco Settembre, Floriana Rocca,
Paolo Anzovini, Danilo De Luca, Antonio Ranalli, Giulia Portaro,
Agnese Maccari, Andrea Bellezza, Alessandro Bigliazzi, Antonella
Fama, Santina Susca, Luca Bruno, Alessandra Bisestile, Giacomo
Bartalini, Alessandra Calabrese, Valentina Dello Russo, Emanuelle
Cetrangolo.
Roma, 17 e 18 gennaio 2003
Rassegna Transcodex1
Petralata, Centro urbano per l'elaborazione dei nuovi linguaggi
Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Cuturali
Duo
Dosto & Yevsky
MUSICOMIX
Pianoforte: Dosto.
Contrabbasso: Yevsky
Mezzosoprano: Donna Olimpia
Nullafacente: Mimì
Scenografia: Luciano finestrella.
Costumi: Vincenzo caruso
Regia: Roberto Gandini
Produzione: Le parole Le cose
Roma, Sala Umberto, dal 28/01/03
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| | Al
Centro Petralata, nell'ambito della rassegna Trascodex1, CommiXtura
ha presentato la performance etnografica sperimentale "PJ",
tratta dal libro di Massimo Canovacci "PJ - didattica etnografica
sperimentale", Meltemi editore, Roma.. Per la rassegna,
un apprezzamento ad Ugo Pitozzi che ha fatto alcune proposte
interessanti. Aspettiamo di vedere il suo "Corpus-Recombinat".
Per il libro viene da dire finalmente! Finalmente una proposta
e una pratica che mette in discussione i criteri della trasmissione
del sapere nell'ambito della più importante istituzione
culturale qual'è l'Università.
Il professor Canevacci sostiene
a ragione che si fa poca ricerca, che non c'è didattica
senza ricerca, che la didattica praticata è da considerarsi
superata e va radicalmente rivista nei metodi e negli obiettivi
: "l'Università non deve essere il luogo della
riproduzione del sapere, l'Università è lo spazio
dell'innovazione dei saperi". Suggerendo la catena logica
ricerca - paradigmi - field-work - metodi - rappresentazione
- didattica -, riconosce come docente di dover essere il primo
a sperimentarsi e come web-etnografo individua la ricerca
"nello scorrere simultaneo dei codici, icone, grafismi,
linkaggi, nei passaggi logici e linguistici e nel loro assemblaggio
disordinante". In estrema sintesi, tre i movimenti indicati,
molto concreti per chi voglia lavorare nella prospettiva del
rinnovamento: dal luogo ( l'Università come spazio
euclideo, "che trasmette una gerarchia anche architettonicamente
solida" ) allo spazio ( spazio fluido che esprime "
configurazioni diasporiche" ); dalla riproduzione all'innovazione,
dal sapere ai saperi. Ma anche, procedendo per accenni e per
significati di rimbalzo, dalla linearità alla tabularità,
dalla narrazione al frammento, dal pensiero che è al
pensiero che non è, dal dominio del segno verbale al
sistema dei segni e dei codici.
"PJ" significa "sviluppare
una trama didattica che manifesti in forma ipertestuale un
nuovo tipo di narrazione: multisequenziale, ibridizzata nei
linguaggi, figurale, sonica".
Che il rapporto tra ricerca
e didattica sia fondante non ci sono dubbi, così come
appare chiaro il passaggio dalla teoria e prassi di una didattica
fondata sulla ripetizione del sapere alla teoria e prassi
di una didattica sperimentale in grado di generare una proliferazione
di contributi da parte degli studenti. Le perplessità
insorgono quando, sulla base delle innovazioni liquide e multiple
dei saperi enunciate dal libro, diventa fondante il rapporto
tra didattica e creazione artistica.
La ricerca applicata alla didattica
è altra cosa rispetto alla ricerca applicata al teatro.
Ci vogliono ben altre conoscenze e altre abilità per
realizzare uno spettacolo.E ancor di più per fare una
performance, la quale va peraltro progettata in ogni dettaglio,
ma non va sottoposta alla ripetizione delle prove e delle
recite, altrimenti diventa una rappresentazione teatrale.
Ma per creare un evento performativo ci vogliono artisti di
grande esperienza e maturità ( con il corpo messo-in.-forma,
direbbe Barba, e con i necessarie abilità tecniche
ed artistiche ) e non degli impegnatissimi studenti universitari,
ancorché dotati di creatività. Insomma, "PJ"
o è una esercitazione didattica o un oggetto artistico.
Se è un oggetto artistico, non può sottrarsi
al confronto e al giudizio sulla forma, una volta che viene
presentato in una rassegna come Trascodex1. La drammaturgia
del frammento e le miscele linguistiche eterogenee risultano,
in quanto obiettivi di tendenza, inefficaci. Tra il dire (
del libro) e il fare ( dello spettacolo) in questo caso c'è
di mezzo il mare. Il mare magnum dei tecnicismi, dei cliché
( qua e là ), delle descrizioni di chi non vuol descrivere
e spiegare, degli stilemi coreografici elementari - opposti
e contrari alla spazialità dei corpi. La festa finale
viene introdotta dalle boccacce-boccucce di tremanti fanciulle
collocate sugli spalti e appare come una conclusione inconcludente
e stereotipata. Si cerca il rapporto con il pubblico, ma questo
rapporto in "PJ" non c'è.
Alla Sala Umberto il duo Dosto
& Yevsky ha presentato il nuovo spettacolo "Musicomix".
Le premesse: "due musicisti di formazione accademica
che giocano con i loro strumenti", "una strana coppia
che gioca un imprevedibile pianoforte e un pachidermico contrabbasso",
"un nuovo scoppiettante mix di musica e risate",
"scarti e svolte improvvise da un genere musicale all'altro,
sempre giocati con grande umorismo e disinvoltura", "la
presenza di Donna Olimpia , travolgente mezzosoprano che entra
ed esce di scena con numeri e personaggi d'irresistibile comicità,
insieme alla inseparabile cagnetta Mimì". I risultati:
ovvietà raggelante ( hanno riso solo gli amici ). Descrittivismo.
Luci colorate che vanno e vengono senza senso. Regia inesistente.
Vent'anni addietro in televisione si sono viste trasformazioni
musicali di migliore qualità. Talento sprecato. Ho
l'impressione che i due musicisti vogliano fare tutto da soli.
(Alfio Petrini)
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