| | "Kindergarten,
Paradiso artificiale con libera visione dall'alto" fa parte
del progetto Età Oscura della Compagnia Accademia degli
Artefatti. "Non può definirsi né uno spettacolo
teatrale, né un'installazione, né una performance
perché ne rifiuta sia i modi che nei tempi". Non
ha importanza la definizione del genere. Le arti visive s'intrecciano
con lo spettacolo dal vivo. Migliaia sono gli artisti e le compagnie
che lavorano in tutto il mondo verso il superamento dei generi.
E' evidente il tentativo dell'Accademia degli Artefatti di progettare
lontano dai presupposti e dalle mete della tradizione immobile.
E' altrettanto evidente che la Compagnia non intenda imitare
la realtà, ma che voglia ri-crearla artisticamente. Il
lavoro si caratterizza per una coincidenza tra scrittura drammaturgia
e scrittura scenica, e per l'impegno verso nuove forme della
creazione artistica.
Dobbiamo tuttavia ammettere
la nostra perplessità, quando all'inizio veniamo accolti
da un signore scalzo che ci parla di "nobili recessi
del cuore", di un " vasto sepolcro della natura",
di "uragani primordiali", di "caos esistenziali"
fatti di petti e cuori compressi e doloranti, facendoci edotti
sulla cognizione del dolore umano. Inoltre, "Kindergarten"
non suscita in noi "la meraviglia" messa in preventivo
dalla regia, quando ci troviamo di fronte agli artefatti del
secondo spazio: villa rinascimentale/museo/biblioteca/luna
park. E non proviamo alcun "improvviso salto emotivo"
quando siamo invitati in una sorta di sala chirurgica, dove,
"nell'incertezza del proprio destino legato alla posizione
del corpo nello spazio, tutto si subisce in silenzio".
E purtroppo lo stesso destino cogitabondo ci assale nel terzo
spazio del gran finale: calcificazione, chiusura, disfatta.
Non si provano né stupori né emozioni , perché
lo spettacolo , pur non volendo dare spiegazioni, spiega troppe
cose. Il dato cognitivo/descrittivo , che domina su quello
percettivo, determina il logos di una narrazione esplicita
e crea uno scarto/contraddizione tra gli intenti della progettazione
e i risultati della realizzazione. Non c'è attore,
non c'è personaggio, non c'è mimesi, e va bene;
ma le immagini pronografiche, la donna incinta, lui che mangia
la mela, le teche cimiteriali, Adamo ed Eva - tanto per fare
alcuni esempi - dicono il dicibile, il visibile, il palpabile.
E il mistero? E la poesia? "Kindergarten" non emoziona,
non sorprende, non coinvolge emotivamente, perché la
"carne della nostra esistenza, del nostro dolore, del
nostro conoscere" viene rappresentata attraverso un inventariato
di codici oggettuali, verbali, sonori e visivi che non producono
valore aggiunto. Poveri attori! Ridotti a gestori di un servizio
, a presenze funzionali al racconto, sono l'immagine della
frustrazione artistica. Senza il corpo degli attori non si
hanno linguaggi a matrice fisica: gli unici in grado di produrre
percezioni, emozioni, sentimenti, immagini, suoni, pensiero.
Senza l'atto totale dell'attore non si ottiene alcun coinvolgimento
emotivo. (Alfio Petrini)
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