CND - Teatro totale
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KINDERGARTEN
Accademia degli Artefatti
Kindergarten
ideazione e regia di Fabrizio Arcuri ed Elio Castellana

Roma, dal 1 al 10 marzo 2002, Palazzo delle Esposizioni.
  "Kindergarten, Paradiso artificiale con libera visione dall'alto" fa parte del progetto Età Oscura della Compagnia Accademia degli Artefatti. "Non può definirsi né uno spettacolo teatrale, né un'installazione, né una performance perché ne rifiuta sia i modi che nei tempi". Non ha importanza la definizione del genere. Le arti visive s'intrecciano con lo spettacolo dal vivo. Migliaia sono gli artisti e le compagnie che lavorano in tutto il mondo verso il superamento dei generi. E' evidente il tentativo dell'Accademia degli Artefatti di progettare lontano dai presupposti e dalle mete della tradizione immobile. E' altrettanto evidente che la Compagnia non intenda imitare la realtà, ma che voglia ri-crearla artisticamente. Il lavoro si caratterizza per una coincidenza tra scrittura drammaturgia e scrittura scenica, e per l'impegno verso nuove forme della creazione artistica.

Dobbiamo tuttavia ammettere la nostra perplessità, quando all'inizio veniamo accolti da un signore scalzo che ci parla di "nobili recessi del cuore", di un " vasto sepolcro della natura", di "uragani primordiali", di "caos esistenziali" fatti di petti e cuori compressi e doloranti, facendoci edotti sulla cognizione del dolore umano. Inoltre, "Kindergarten" non suscita in noi "la meraviglia" messa in preventivo dalla regia, quando ci troviamo di fronte agli artefatti del secondo spazio: villa rinascimentale/museo/biblioteca/luna park. E non proviamo alcun "improvviso salto emotivo" quando siamo invitati in una sorta di sala chirurgica, dove, "nell'incertezza del proprio destino legato alla posizione del corpo nello spazio, tutto si subisce in silenzio". E purtroppo lo stesso destino cogitabondo ci assale nel terzo spazio del gran finale: calcificazione, chiusura, disfatta. Non si provano né stupori né emozioni , perché lo spettacolo , pur non volendo dare spiegazioni, spiega troppe cose. Il dato cognitivo/descrittivo , che domina su quello percettivo, determina il logos di una narrazione esplicita e crea uno scarto/contraddizione tra gli intenti della progettazione e i risultati della realizzazione. Non c'è attore, non c'è personaggio, non c'è mimesi, e va bene; ma le immagini pronografiche, la donna incinta, lui che mangia la mela, le teche cimiteriali, Adamo ed Eva - tanto per fare alcuni esempi - dicono il dicibile, il visibile, il palpabile. E il mistero? E la poesia? "Kindergarten" non emoziona, non sorprende, non coinvolge emotivamente, perché la "carne della nostra esistenza, del nostro dolore, del nostro conoscere" viene rappresentata attraverso un inventariato di codici oggettuali, verbali, sonori e visivi che non producono valore aggiunto. Poveri attori! Ridotti a gestori di un servizio , a presenze funzionali al racconto, sono l'immagine della frustrazione artistica. Senza il corpo degli attori non si hanno linguaggi a matrice fisica: gli unici in grado di produrre percezioni, emozioni, sentimenti, immagini, suoni, pensiero. Senza l'atto totale dell'attore non si ottiene alcun coinvolgimento emotivo.
(Alfio Petrini)