CND - Teatro totale
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HULA DOLL
Tony Clifton Circus
HULA DOLL
con
Nicola Danesi Iacopo Fulgi
Enzo Palazzoni Andrea Bouchard

Roma 27 novembre 2002, Teatro Rialto Sant'Ambrogio
  Tony Clifton Circus vuol dire Nicola Danesi e Iacopo Fulgi: due giovani artisti che sottopongo alla attenzione di registi , produttori e direttori di teatri per il talento comico che hanno confermato di avere nello spettacolo "Hula Doll", presentato dalla Compagnia al Teatro Rialto Sant'Ambrogio. Questi gli ingredienti: due attori, un musicista tuttofare, un sedicente professore di "pedagogia comica" che conclude sul water la sua conferenza e moltissimi oggetti. Una catèrva di oggetti. Primeggiano un grande coniglio giallo ( strapazzatissimo ), un cagnolino di peluche ( calpestato ), una stereotipata Barbie ( bruciata ), quattro pesciolini ( tre rossi costretti a convivere con uno nero ) e Hula Doll, la bambola ballerina che dà il titolo allo spettacolo. Oggetti dell'infanzia perduta, della quotidianità consumistica, della giocoleria clownesca, manipolati o travolti dalla fisicità dei due attori.

Qualche assolo. Molti duetti. Scrittura scenica costituita da frammenti, organizzati per connessioni interne nella prospettiva di uno "spettacolo comico, in bilico tra il nonsénse e la performance provocatoria". Si tratta in verità di uno spettacolo che esclude in modo inequivocabile le metodologie performative della live art. Alcune idee, uno sviluppo drammaturgico, le prove, le repliche, e dunque la ripetizione di moduli espressivi che lasciano poco spazio alla creatività in divenire degli autori: è questo, senza dubbio, il percorso produttivo e distributivo di "Hula Doll", spettacolo che si pone al di fuori del genere in quanto ne contiene almeno due o tre.

Ritengo tuttavia che la questione della "performance" posta in termini teorico-astratti dovrebbe diventare pratica quotidiana di lavoro nella prospettiva del conseguimento di risultati più maturi da parte dei due giovani artisti della Tony Clifton Circus, anche e soprattutto sul versante di una maggiore capacità di fascinazione. Si tratta di una ipotesi che dovrebbe affondare le radici in un orientamento strategico che già esiste e che è rappresentato dal passaggio dal piacere di piacere ( anche se, a tratti, il duo sembra ancora subirne l'influenza ) al piacere fisico fine a se stesso e , solo in seconda istanza, alla comunicazione di un messaggio. Il balletto di Iacopo attorno al baule degli oggetti è esemplificativo di questo presupposto invisibile che cambia sostanzialmente la qualità della comunicazione e che giustifica l'auspicio delle scelte prospettiche, più consapevoli e coerenti, appena indicate.

Le azioni fisiche ( manipolare, giocare, pasticciare, prendere a calci, lanciare, pestare, spaccare, incendiare, far esplodere, segare, trapanare, eccetera) non tendono a significare direttamente e immediatamente quello che dicono, ma a generare e alimentare prima di tutto il piacere fisico dell'artista. Semmai il significato arriva di rimbalzo, un attimo dopo.

E le "pause" improvvise, imposte da Nicola - la spalla - , sono stasi che mettono ancora di più in evidenza l'aspetto peculiare di questo modo di fare teatro. Stasi che coincidono con il movimento, il movimento del desiderio che si rovescia nella stasi per meglio consentire di assaporare il piacere, appunto, creando un circuito labirintico virtuoso, tale da determinare un forte coinvolgimento emotivo e un pensiero vaporoso come una nuvola che passa in un cielo che sta molto vicino alla terra.

Ancora una volta, la tecnica delle azioni fisiche si rivela di fondamentale importanza per attraversare i territori del razionale e dell'irrazionale, per provocare, in una parola, il piacere dello spettatore, oltre che dell'artista, senza dare insegnamenti o spiegazioni. E' la tecnica che implica il rispetto del presupposto duale della cultura e della natura, secondo il quale il sapere si accompagna al non-sapere, la luce all'ombra. Applicata allo spettacolo comico, questa tecnica determina una miscela linguistica di tipo surreale che regala piacere, fa esplodere la risata e, di rimbalzo, produce senso.

In questa epoca in cui il pensiero debole si è fatto debolissimo, i due attori della Compagnia Tony Clifton Circus si fanno apprezzare per la leggerezza della comunicazione, per il rifiuto di dire anche ciò che è indicibile, per la prorompente necessità di esprimersi e , non ultima, per la messa al bando di ogni forma di trivialità. Se è vero che le migliori parole sono quelle che stanno in bocca ai comportamenti umani - di fronte ai trionfi della parola volgare, del gesto osceno e della stupidità mascherata da sapienza che hanno lo scopo di strappare una miserabile risata -, Nicola Danesi e Iacopo Fulgi dichiarano con le loro geometrie del caos di avere qualcosa da dirci . Ce la dicono con il candore dei poeti e con il sorriso dei clown dipinto sulle labbra.
(Alfio Petrini)