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Il danzatore e coreografo italiano Emio Greco e il regista Pieter
C. Scholten, che lavorano insieme da nove anni, si riferiscono
al movimento del pensiero e al movimento del desiderio quando
fanno riferimento alla teoria e alla prassi della dualità.
Ed è facendo riferimento ai valori opposti e contrari,
ma irriducibili e inseparabili, come l'istinto e la mente, che
hanno presentato a Romaeuropa Festival 2004 i loro tre spettacoli
("Bianco", "Rosso" ed "Extra dry"),
facenti parte del progetto "Fra cervello e movimento".
Se si considera che la dualità
della natura e della cultura umana non è passata nella
produzione artistica nazionale ed europea; che la ricerca
sul pensiero del corpo è legata alla fondamentale valorizzazione
del tronco e dell'istinto, al centro dei processi vitali e
della produzione delle forme organiche; che la ragione, da
sola, non basta a creare uno spettacolo seducente; che le
tecniche non portano lontano e i processi di astrazione della
danza per la danza annoiano, l'idea di dedicare un progetto
di ricerca a questa dualità non è cosa di poco
conto nel panorama del teatrodanza.
A Greco e Scholten non interessa
raccontare, ma non rinunciano a comunicare. Intrecciano il
pensiero del corpo con il movimento del pensiero che tende
ad organizzare il corpo. E questa scelta induce danzatore
e regista ha lavorare su una drammaturgia del corpo, che -
come si sa - pensa, parla spesso più delle parole,
dice l'indicibile, rivela l'invisibile senza descriverlo,
s'incendia, arde e brucia, facendo cantare l'anima dell'artista
e mettendone a nudo il comportamento poetico.
Come accade nella scatola bianca
dello spettacolo "Bianco", danzato da Emio Greco,
dove il corpo fosforescente e barbarico si libera dei legami
della mente, rompendo l'unità nella diversità,
mettendo radicalmente in gioco anche la simbiosi tra contenuto
e forma e facendo saltare le regole del tempo e dello spazio.
Come accade nella scatola rossa
di "Rosso", danzato ancora da Greco, dove esplode
violento il conflitto tra i due elementi e dove lo stesso
Greco riesce a rendere sensibile e significativo non solo
lo scontro e il gioco e gli infiniti sviluppi delle relazioni,
dei rimandi e delle dimensioni plurali, ma anche lo sconfinamento
del corpo nel campo della fervida immaginazione.
Come accade in "Extra
dry", danzato da Emio Greco e da Barbara Meneses Gutiérrez,
dove il corpo, nell'opporre una strenua resistenza allo strapotere
della mente, rivela il selvaggio potenziale della parte animale
dell'essere umano, che - se poco gli serve nella vita - molto
gli serve nell'ambito della creazione artistica.
Un progetto importante. Tre
scatole meravigliose, metaforiche e astratte, dove la luce
è protagonista assieme al corpo dei danzatori. Un trio
di artisti da non dimenticare. Un modo originale per contribuire
al rinnovamento delle forme del teatrodanza. (Alfio Petrini)
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