CND - Teatro totale
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DINAMISMO DI UN CANE AL GUINZAGLIO
Dinamismo di una cane al guinzaglio
operina in due tempi di Alessandro Petrolati, Gian Luca Proietti, Simone Magnani, Erika Rombaldoni

coreografie originali di Simone Magnani
ideazioni sonore di Alessandro Petrolati
scene e video di Gian Luca Proietti
interpreti Vittoria De Ferrari, Roberto Lori, Simone Magnani, Erika Rombaldoni
cantante Laura Muncaciu
pianoforte Carmine E. Cella
musiche di Luca Benelli, Silvio Giri, Alessandro Petrolati, Carmine E. Cella
produzione Teatro di Cagli

Roma, 10 agosto, Rassegna Festival Cinema Indipendente
  "Dinamismo di un cane al guinzaglio"- operina in due atti di Alessandro Petrolati, Gian Luca Proietti, Simone Magnani e Erika Rombaldoni, presentato a conclusione del Festival Premio Cinema Indipendente, diretto da Patrizia Sileoni - non è uno spettacolo futurista. Prende in esame lacerti iconografici per approdare a forme autonome ri-create. Essendo d'ispirazione futurista, si mostra legato a memorie personali e assume il carattere di sogno futurista.

Quel che accade. Prima parte: Prologo, Rup futurista, Rose aux, Cavalli+acciaio, Merde aux, Aeroduello, Pseudo concerto d'automi, Omaggio a Russolo, Sfida alle stelle; seconda parte: Ripresa, Funerale, Il pigro, Strani insetti, Guerra. Dove accade. Un palcoscenico disseminato d'oggetti, tra cui alcuni bellissimi pupazzi e una serie d'imbuti neri. La miscela linguistica. Il corpo sonoro è costituito da materiali eterogenei; musica concreta, ovvero frammenti sonori futuristi (come Il funerale e Il pigro di Balla o gli Intonarumori di Russolo) nella prima parte e musica di sintesi nella seconda parte. Il corpo visivo vuole essere la "memoria retinica dei futuristi stessi, quello che hanno visto o che hanno sognato di vedere" e si concretizza in un video " ingenuamente" privo di trama o di soggetto. Più interessante la miscela d'immagini della seconda parte che della prima. Perfetta la sequenza dell'occhio in dettaglio, non solo dal punto di vista della forma e della comunicazione, ma anche e soprattutto dell'interazione con il corpo sonoro. Tutto si gioca sulla interazione dei codici espressivi e sulla produzione di valore aggiunto, quando si lavora sulle miscele linguistiche eterogenee, e da questo punto di vista occorreva, qua e là, un maggiore rigore combinatorio. Sulla coreografia si può dire che sarebbe stato meglio pensarla come spazialità dei corpi, sostanziata da linguaggi a matrice fisica simili alla danza. Voglio dire che il sogno futurista necessitava di una danza che non fosse più danza, più vicina alle forme di teatro totale, evitando aure di stilemi della tradizione accademica derivanti dalla formazione originaria dei ballerini. Simone Magnani punta sui temi problematici del dinamismo e della velocità, sui quali tornerò, proponendo coreografie di tipo meccanicistico, non sempre correlate al contesto sonoro-visuale e spesso deprivate della necessaria ironia.

Nel complesso lo spettacolo si presenta in modo piacevole e intelligente, ricevendo l'apprezzamento del pubblico che ha compreso appieno come gli autori non avessero voluto raccontare il futurismo, doppiandolo, ma giocare sulla strada dei significati di rimbalzo, ri-creandolo e ponendolo lontano da valenze filologiche o didattiche. E' il miglior omaggio che si potesse fare. Contiene il riconoscimento di un debito culturale, quello che per lunghi decenni è stato tenuto sotto silenzio dal potere politico e culturale a causa della deprecabile adesione dei futuristi al fascismo. Nella recente rivalutazione si è compreso che quel patrimonio d'idee appartiene alla polis e non può essere ignorato. Bontempelli ha detto che nessun novecentista avrebbe potuto dire "le parole che aprono il nuovo secolo, se non fosse passato attraverso le persuasioni e le passioni del futurismo". La manomissione del personaggio per evitare descrizioni psicologiche o realistiche; il riconoscimento degli impulsi irrazionali all'interno della comunicazione; la negazione del sentimentalismo; la disillusione per il verosimile e l'imitativo; la pratica drammaturgica del frammento; l'esaltazione dei principi della simultaneità, dell'eterogeneità, dell'alogicità, della sintesi, della flessibilità e dell'indeterminatezza sono valori validi ancora oggi.

"Dinamismo di un cane al guinzaglio" punta molto su velocità, dinamismo e movimento, che sono, però, i punti deboli, e di minore attualità, della proposta futurista. Quando il movimento inneggiava alla macchina e alla velocità, prometteva un nuovo mondo e un inarrestabile benessere fondati sullo sviluppo tecnologico, ma oggi sappiamo con certezza che lo sviluppo non sempre coincide con un reale progresso. L'attività immaginativa, quella erotica o del gustare un cibo non possono essere svolte sulla base di dettami tecno-scientifici. Le tecnologie vecchie e nuove possono servire solo come supporto all'attività umane, e questo vale anche per la creazione artistica impegnata nell'azione di rinnovamento dei linguaggi, implicando una funzione rigorosamente espressiva.
(Alfio Petrini)