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La
cura
di e con Leonardo Capuano
Impianto scenico, costumi e disegno luci, Leonardo Capuano.
Esecuzione tecnica, Corrado Mura.
Organizzazione, Valeria Orani.
Produzione Compagnia Benvenuti s.r.l
Festival Officine dei Teatri, Teatro Sperimentale di Trento,
15 giugno 2003. |
| | Il
Festival Officine dei Teatri svolge un ruolo importante nel
rapporto con il territorio del Trentino, dando una risposta
qualificata alla richiesta di formazione e di sperimentazione
teatrale che emerge da una ricerca sui consumi culturali. Accanto
a seminari, laboratori e stages, il Direttore artistico Elena
Marino ha messo in programma un convengo sul "Mito e nuova
drammaturgia europea" e una serie di spettacoli, tra i
quali si fanno apprezzare "Zone" della Compagnia Teatrincorso,
"Lament doctoris Fausti" di Przemek Wasilkowski e
"La cura" di Leonardo Capuano.
A Capuano drammaturgo interessa
l'extrème. Il rapporto tra linguaggio e patologia è
una costante delle sue creazioni artistiche. Con questo testo,
indagando sul mostruoso, scopre un'altra cosa: l'ansia, e
- aggiungerei - la solitudine, sublime e tragica, dell'uomo
moderno contemporaneo. Nell'era del grande sviluppo delle
comunicazioni di massa e delle sventolanti politiche sociali
è davvero tragico che gli uomini siano irrimediabilmente
soli, e dolenti nel corpo e nell'anima. Ma, si sa, non sempre
lo sviluppo coincide con un reale progresso umano.
Un uomo che vive rinchiuso in
una stanza. La stanza è tappezzata di bigliettini gialli.
I bigliettini gialli fanno da corona all'icona della Madonna
e la Madonna non salva l'uomo dalle visioni di una madre che
domina la sua vita. I bigliettini non fungono ( ovviamente
) da supporto funzionale alla memoria. Sono piuttosto segnali
di una crepa, di una falla, che trasforma, rovesciandola,
l'azione del protagonista in volontà non eseguita.
La ribellione finale, inscenata attraverso il buco di una
finestra, ha il valore di un gesto inutile. Cade in un silenzio
non riempito. Resta il naufragio di ogni strategia e la dolente
schizofrenìa.
Molti personaggi: un solo attore.
Lo spettacolo ha la ricchezza del teatro povero, il profumo
dell'oggetto artigianale deprivato di ogni intellettualismo,
la pregnanza di una proposta fatta con grande leggerezza che
porta con sé il valore aggiunto dell'atteggiamento
poetico dell'artista. Ecco, mi sembra di poter dire che il
valore della leggerezza stia al centro della scrittura drammaturgia
come della scrittura scenica, anche in virtù di una
recitazione fondata su mezzi artistici minimali, discreti,
seppure non legati al velo della superficie. Una drammaturgia
bene organizzata. Un'ottima interpretazione. Due domande altrettanto
leggere. Capuano continuerà a lavorare da solo, oppure
lo vedremo presto impegnato come "primo attore"
in mezzo ad altri bravi attori? Continuerà a fare il
"matto", oppure riuscirà a prendere le distanze
dai suoi maestri? (Alfio Petrini)
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