CND - Teatro totale
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CHIOMA
Compagnia della Valdoca
Chioma
testo di Mariangela Gualtieri, regia di Cesare Ronconi, interpretazione di Gabriella Rusticoni

Roma, Teatro Furio Camillo, 25 febbraio
  A margine dello spettacolo "Chioma" (regia di Cesare Ronconi), si ritiene di dover fare due riflessioni : una sulla scrittura drammaturgica e l'altra sull'arte dell'attore. Di fronte al perdurare di una drammaturgia come logorroica descrizione di fatti e sentimenti individuali e collettivi, sospiriamo di gioia di fronte alla proposta di Mariangela Gualtieri. "Che cosa vedi?/ Ombre, ottavi di uomini./ Ottavi di donne. Piangi? Non piango./ Cerchi? Cerco. Che cosa cerchi?/ La Cosa-da-dire. La Cosa-da-dire io cerco./ Sento un ronzare che non si stanca./ Sento un ronzare, un ronzare di sangue/ fuori dalle arterie, un sangue io sento/ che esce dai vivi, un sangue in spargimento". La Gualtieri ci pone di fronte ad un testo dove la parola non è piana. E' "sintetica, vertiginosa, mai interamente afferrabile perché pesca nell'oscurità e di quella oscurità porta alla luce qualcosa, ma non tutto". Ha fiato, respiro, corpo. E' corpo. Del resto, il teatro è corpo. L'autrice l'accoglie sulla linea d'ombra e la organizza in funzione di un atto di disvelamento estremo che coinvolge anima e corpo. In questo senso il valore poetico della parola prescinde dal fatto che essa si articoli in prosa o in versi, essendo legata piuttosto a presupposti culturali e ad accorgimenti tecnici quali sono, per esempio, la dualità della cultura, il conflitto che mantiene inconciliabili valori opposti e contrari, l'accortezza di evitare lo sforzo inutile di doppiare la realtà. Il testo "Chioma" riassume in sé questi contenuti e lo spettacolo ce li restituisce con rigorosa efficacia espressiva.

Per lavorare sul terreno della mimesi basta essere scrittori di professione, per lavorare sulla ri-creazione della realtà bisogna essere poeti. Oltre alla tecnica, bisogna possedere il dio che sta dentro di noi. Se non c'è, amen. Mariangela Gualtieri ha creato un testo scevro da ogni forma di descrettivismo in stretto rapporto di collaborazione con il regista e l'attrice protagonista, contribuendo a creare le condizioni per una scrittura scenica fondata essenzialmente sull'atto totale dell'attrice protagonista. Gabriella Rusticani incarna le diverse lingue della scrittura drammaturgica, intreccia linguaggi verbali e linguaggi a matrice fisica, lavora meravigliosamente sulla spazialità del corpo, contribuisce a dare leggerezza e spessore al balletto biomeccanico - per segmenti di corpo umano e stampelle di legno-, sapendo gettare lo sguardo negli abissi e negli orrori della vita umana. Ha perso la chioma (perché?), ma ha acquisito la capacità di far cantare la parte invisibile del suo corpo. Il teatro non ha bisogno di attori registi e scrittori, ha bisogno di uomini. E di donne, ovviamente. Meglio con la chioma.
(Alfio Petrini)