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Di
animali, uomini e dei
regia Giorgio Barberio Corsetti
Drammaturgia Giorgio Barberio Corsetti e Raquel Silva
Arti del circo Antoine Rigot e Les Colporteurs
Ideazione e realizzazione scene Giorgio Barberio Corsetti, Luca
Di Dalto, Mariano Lucci, Marina Schindler
Musiche Gianfranco Tedeschi
Luci Pier Giorgio Foti
Assistente alla regia Raquel Silva
con gli artisti della Compagnia Le Colporteurs Gaelle Antoine,
Sophie Kantorowicz, Lambert Lambert, Xavier Martin, Agate Olivier,
Xavier Ressegand, Antoine Rigot, David Soubies
e gli attori della Compagnia Fattore K. Alessandro Bertollini,
Fortunato Cerlino, Paolo Civati, Lucia Mascino, Federica Santoro,
Teresa Saponangelo
Musiche eseguite dal vivo Gianfranco Tedeschi, contrabbasso,
Tiziana Bertoncini, violino
Elettricista Antonio Accardo
Macchinisti Mariano Lucci, Fréderic Soleilhac
Tecnico video e suono Luca Da Dalto
Attrezzista Valentina Fusco
Sarta Sandra Colazza
Prodotto da Fattore K., Les Colporteurs, regione Siciliana,
Fondazione Ortigia Festival. |
| | Giorgio
Barberio Corsetti sa bene che il teatro è corpo ed è
al corpo che dedica il nuovo spettacolo "Di animali, uomini
e dei", presente nella seconda edizione di Metamorfosi
- Festival di confine tra teatro e circo, a Villa Borghese,
assieme ad altri due spettacoli, "Basculle" della
Compagnia Anomalie e "Baiser les anges e tenter le diable"
della Compagnia Carpe Diem.. Data la coralità dello spettacolo,
interpreti tutti da lodare. Musiche dal vivo. Pluralità
del linguaggio come obiettivo generale. Efficace miscela linguistica
eterogenea: gli elementi interagiscono producendo un valore
aggiunto di natura poetica.
Lo spettacolo si apre e si chiude
con le parole di Ovidio. All'inizio con la denuncia dell'età
dura del ferro - con impliciti rimandi al quotidiano che si
offre ai nostri occhi - e alla fine con una lode alla poesia
che dura nel tempo. Il tempo della favola è quello
in cui gli dei governano il destino degli uomini e non hanno
ancora abbandonato la terra, lasciando l'uomo nella più
completa solitudine. Si racconta di animali in cui vengono
trasformati gli uomini. Di uomini crudeli e gentili che salvano
fanciulle e affrontano orribili mostri. Di dei che dominano
la vita degli uomini, con irruzioni e punizioni terribili.
Basta una parola o un gesto del dio di turno per decretare
la pena e far nascere peli, artigli, ali, colori e forme di
ogni tipo, che ci ricordando l'artificio e la macchineria
del gioco teatrale, donandoci il sospirato stupore.
Lo spazio scenico, caratterizzato
dalla compresenza dei quattro elementi, è il luogo
del favoloso possibile. Posto sulla soglia tra reale e irreale,
è occupato da alberi veri e dall'albero ferrigno sacro
a Cerere; da una parete lignea verticale che serve per arrampicate,
camminamenti, piroette feroci, e che a volte si spalanca come
una bocca divoratrice aperta verso l'ignoto; da una pozza
ovale dove regna il dio delle acque; da un armamentario circense
(reti elastiche, tubi per volteggianti trapezi, fili di acciaio,
carrucole...) e dai corpi-oggetto degli attori che si trasformano
in continuazione generando scorribande e danze acrobatiche
mirabolanti. In questo luogo dove può accadere qualunque
cosa i personaggi nascono, agiscono, subiscono, muoiono o
scompaiono - senza le pastoie psicologiche del teatro che
doppia la realtà -, compiendo evoluzioni acquatiche,
aeree o terrestri che non lasciano respiro: a volte sprofondando
in crepe che li risucchiano, altre giocando con palle di fuoco
o razzolando nella polvere.
Un balletto biomeccanico, dunque,
che fa perno sul grande tema delle trasformazioni e che ha
la forza di possedere lo spettatore in virtù dei linguaggi
a matrice fisica, non dei concetti e tanto meno delle chiacchiere,
che invece di amare lo spettatore, lo respingono. Del resto
l'arte dell'attore non consiste nella trasformazione di un
corpo in un altro corpo? E non è il pensiero del corpo
che ha la forza di conquistare il cuore e la mente degli uomini?
E non è la pluralità del linguaggio - con la
variegata serie di segni verbali e non verbali, e poi di codici
espressivi -, a determinare il ritorno all'antica ricchezza
del teatro?
Le scene più belle sono
quelle del ratto di Proserpina, di Perso che lotta con le
ali ai piedi per difendere la sua sposa, di Alfeo e Aretusa,
di Aracne che rivendica il ruolo artista ( non più
di tessitrice artigiana ) e viene trasformata da Minerva in
ragno e di Erisictone che, abbattuto l'albero sacro e condannato
alla bulimìa, vende la figlia per soddisfare la fame
e finisce per divorare se stesso. (Alfio Petrini)
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