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Paola Campanini, pubblicando “Marionette barocche”
(Edizioni Junior, Arzano San Paolo, 2004, euro 16,20 ), ha
messo a disposizione di studiosi e operatori un libro importante
sul versante culturale e storiografico. La ricerca delle radici
porta l’autrice alla disamina di numerose testimonianze,
accompagnata da sicure capacità analitiche e propositive.
Così, dopo Sebastiano Serio, che suggerisce tecniche
e utilizzazioni possibili delle “figurette” nei
drammi musicali, la Campanini analizza il punto di vista di
Baldassarre Peruzzi, che descrive gli “homini finti
di figura” e restituisce in modo sapiente “la
vivacità stupefacente di un artificio che da mero espediente
scenico acquista l’autonomia di un divertimento pubblico”.
E non trascura di ricordare le scenotecniche di Niccolò
Sabbatini, e il suo studio sulle “Machine”, evidenziandone
gli aspetti concretamente innovativi.
La marionetta è uno “sforzo d’umano ingegno”,
secondo Filippo Acciaiuoli. E’ un pezzo di legno che
diventa un “artificio mirabile”. L’arte
gli affida una qualità che la natura non gli ha attribuito:
il movimento, cioè la vita. Rappresenta una forma teatrale
colta – non d’origine “popolare”,
come erroneamente si crede -, che si è trovata al centro
di processi culturali molto importanti, quelli che stanno
“ alla radice della civiltà filosofica e scientifica
moderna”.
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