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Nella Sezione
teatro della Piccola Biblioteca delle Arti, diretta da Giuseppe
Manfridi, l’Editore Gremese ha pubblicato il libro La regia teatrale
di Claudio Beccaccini. (Roma, 2008, 14,50 euro). Si tratta di un manuale
di lavoro per aspiranti registi, ricco d’informazioni, che riguardano la scelta
del testo, il cast artistico, il team dei collaboratori, le prove e la “messa
in scena”. Beccaccini richiama l’attenzione sulla regia come lavoro specialistico,
che ha bisogno d’impegno e di studio, e alla quale sarebbe auspicabile non
approdare attraverso il naturale passaggio da altre discipline o professioni.
Tutto quello che figura nel libro è giusto e utile, ma risponde ad una visione
monocentrica del fare teatro. L’autore considera la regia teatrale come trasposizione
scenica di un testo e non fa minimamente cenno alla differenza sostanziale
tra regia di un testo e scrittura scenica. Un esempio non banale: mentre nel
primo caso la definizione dello spazio scenico avviene “verso i due terzi”
delle prove, nel secondo caso avviene prima di cominciare le prove, essendo
determinante ai fini della drammaturgia della scrittura scenica. Insomma,
esistono tante drammaturgie e tante scritture sceniche per tanti modi di fare
teatro. Il testo non può più essere considerato opera unica dello spettacolo
dal vivo. Il drammaturgo è autore del testo, il regista – nei casi migliori
assieme ad attori e collaboratori – è autore dello spettacolo.
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