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documentato, molto concreto e molto utile il libro Visioni
della scena di Marco De Marinis. La cultura teatrale occidentale
è testocentrica. Riconosce al testo valore assoluto di
opera d'arte, nega la scrittura scenica come opera autonoma,
implica la pedissequa trasformazione della parola scritta in
parola parlata, ignora la pluralità del linguaggio e la drammaturgia
di retroazione. De Marinis con raffinata sensibilità e cultura
dimostra lo schematismo e la rigidità della lettura che riduce
il fatto teatrale ad esclusiva componente letteraria, con l'attribuzione
della maggiore responsabilità alla Poetica di Aristotele,
e propone una nuova interpretazione del rapporto testo-scena,
affermando che la concezione aristotelica è molto più ricca
e complessa di quella presentata da tutta una tradizione esegetica
e interpretativa, dal Cinquecento in poi, e ridotta all'affermazione
secca dell'autosufficienza della drammaturgia. Nella seconda
visione - Rousseau: la festa come anti-teatro fra utopia
e politica - analizza il doppio gioco della visione illuministica
della festa: da una parte la condanna e dall'altra il sogno
della festa "vera" come ritorno ai primordi. L'indagine muove
dalla festa modesta alla festa en plein air come
antiteatro, dalla festa ideale spontanea e collettiva
alla festa ideale che prevede la figura centrale di un
regista demiurgo, fino alla teoria della festa civica,
nel contrassegno di non poche contraddizioni e implicazioni
ideologico-autoritarie contenute in una concezione della festa
come strumento di una pedagogia collettiva. Nella terza
visione - Barthes e il teatro: il di-.spiacere della scena
-, lo studioso rivolge l'attenzione ai rapporti intensi
e appassionati, ma anche molto complicati, che il grande
semiologo ebbe con il teatro.
L'attraversamento "impressionistico" del libro impone la segnalazione
schematica dei capitoli della Parte seconda, fra letteratura
e teatro: quelli sul riesame del testo drammatico, sul passaggio
dalla novella al dramma praticato (anche se criticato) da Pirandello,
sui miti prediletti da Artaud (quelli del teatro antico,
del teatro popolare e del teatro orientale) e sui rapporti
tra teatro e poesia. Su questo tema, assai controverso, la parola
di De Marinis è chiara. La poesia scenica non è data
dalla parola scritta in versi e portata sulla scena, ma dipende
dalla capacità di fare poesia con la scena, in altri
termini dal comportamento poetico dell'autore rispetto alle
cose che racconta. |