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VISIONI DELLA SCENA DI MARCO DE MARINIS

Marco De Marinis, Visioni della scena, Editori Laterza, Roma-Bari 2004
 

Molto documentato, molto concreto e molto utile il libro Visioni della scena di Marco De Marinis. La cultura teatrale occidentale è testocentrica. Riconosce al testo valore assoluto di opera d'arte, nega la scrittura scenica come opera autonoma, implica la pedissequa trasformazione della parola scritta in parola parlata, ignora la pluralità del linguaggio e la drammaturgia di retroazione. De Marinis con raffinata sensibilità e cultura dimostra lo schematismo e la rigidità della lettura che riduce il fatto teatrale ad esclusiva componente letteraria, con l'attribuzione della maggiore responsabilità alla Poetica di Aristotele, e propone una nuova interpretazione del rapporto testo-scena, affermando che la concezione aristotelica è molto più ricca e complessa di quella presentata da tutta una tradizione esegetica e interpretativa, dal Cinquecento in poi, e ridotta all'affermazione secca dell'autosufficienza della drammaturgia. Nella seconda visione - Rousseau: la festa come anti-teatro fra utopia e politica - analizza il doppio gioco della visione illuministica della festa: da una parte la condanna e dall'altra il sogno della festa "vera" come ritorno ai primordi. L'indagine muove dalla festa modesta alla festa en plein air come antiteatro, dalla festa ideale spontanea e collettiva alla festa ideale che prevede la figura centrale di un regista demiurgo, fino alla teoria della festa civica, nel contrassegno di non poche contraddizioni e implicazioni ideologico-autoritarie contenute in una concezione della festa come strumento di una pedagogia collettiva. Nella terza visione - Barthes e il teatro: il di-.spiacere della scena -, lo studioso rivolge l'attenzione ai rapporti intensi e appassionati, ma anche molto complicati, che il grande semiologo ebbe con il teatro.

L'attraversamento "impressionistico" del libro impone la segnalazione schematica dei capitoli della Parte seconda, fra letteratura e teatro: quelli sul riesame del testo drammatico, sul passaggio dalla novella al dramma praticato (anche se criticato) da Pirandello, sui miti prediletti da Artaud (quelli del teatro antico, del teatro popolare e del teatro orientale) e sui rapporti tra teatro e poesia. Su questo tema, assai controverso, la parola di De Marinis è chiara. La poesia scenica non è data dalla parola scritta in versi e portata sulla scena, ma dipende dalla capacità di fare poesia con la scena, in altri termini dal comportamento poetico dell'autore rispetto alle cose che racconta.