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Nel migliore dei mondi possibili è reato modificare il
corso delle vecchie cose. L’ordine prestabilito va mantenuto
ad ogni costo, ogni eccezione ricondotta alla regola, ogni
mistero occultato, a tal punto che il buon guardiano dei
buchi garantisce che ogni voragine venga tappata. Sì perché
la vertigine che ogni buco lascia intravedere può sconvolgere
fino a terrorizzare chi la osserva e fargli intuire che
il reale è qualcosa che sfugge alla perfezione di una valle
circolare soavemente innaffiata dalle gocce di un sidro
miracoloso.
Nel migliore dei mondi possibili gli abitanti annunciano
il loro arrivo con le note di un oboe, gli animali subiscono
con affetto le angherie degli abitanti e la terra è coltivata
per produrre agrumi con cui tappare i buchi.
Federico galleggia soffice e ovattato in un perfetto microcosmo
iperuranico dove nulla accade, nulla perturba ma tutto è
a lui intimo, familiare, su tutto può essere posta la sua
firma.
Ma, nel mezzo della vita di un paesaggio talmente rarefatto,
delle nuove presenze sradicano le certezze più consolidate,
così che i tappi saltano, esplodono, e i buchi diventano
voragini che inghiottono le consuetudini e le buone maniere,
che squarciano la terra sotto i piedi di Federico.
Carlo e due musicisti, esercito armato di realtà e disincanto,
importunano l’esistenza trasparente e intatta di Federico
scaraventandolo sul orlo del precipizio di quei buchi che
tanto si è sempre affaticato a serrare. Buchi che hanno
inghiottito nel loro dolore le vite di persone a lui care,
buchi che martoriano il corpo del suo più caro amore. L’abisso,
infido e infingardo, si spalanca e lo travolge, lo schianta,
lo disorienta, si prende gioco di lui prendendo ora una
forma ora un’altra, scomparendo un istante dopo essere apparso.
Non c’è più scarto tra la realtà e l’incubo, tra il materiale
e l’immateriale, Federico è ormai nel fondo di un buco scoperchiato
in cui si dimena, danza, spicca il volo sperando di evadere
da una simile condizione ma non c’è, per lui, che un violento
atterraggio su quella stessa terra.
Federico può attendere l’arrivo della sua amata Rosa, vittima
come lui in un universo che sembra non avere scampo, può
metter e a tacere la voce e le musiche che lo trascinano
verso una realtà insopportabile, oppure può scegliere di
ridestarsi.
(*) Il lavoro critico è stato svolto nel corso di
uno Stage a distanza di critica teatrale, condotto da Alfio
Petrini, al quale ha partecipato l'autore del testo.
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