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CND - Centro Nazionale Drammaturgia Teatro Totale

Thauma

Eva Loperfido (*)
 

Nel migliore dei mondi possibili è reato modificare il corso delle vecchie cose. L’ordine prestabilito va mantenuto ad ogni costo, ogni eccezione ricondotta alla regola, ogni mistero occultato, a tal punto che il buon guardiano dei buchi garantisce che ogni voragine venga tappata. Sì perché la vertigine che ogni buco lascia intravedere può sconvolgere fino a terrorizzare chi la osserva e fargli intuire che il reale è qualcosa che sfugge alla perfezione di una valle circolare soavemente innaffiata dalle gocce di un sidro miracoloso.

Nel migliore dei mondi possibili gli abitanti annunciano il loro arrivo con le note di un oboe, gli animali subiscono con affetto le angherie degli abitanti e la terra è coltivata per produrre agrumi con cui tappare i buchi.

Federico galleggia soffice e ovattato in un perfetto microcosmo iperuranico dove nulla accade, nulla perturba ma tutto è a lui intimo, familiare, su tutto può essere posta la sua firma.

Ma, nel mezzo della vita di un paesaggio talmente rarefatto, delle nuove presenze sradicano le certezze più consolidate, così che i tappi saltano, esplodono, e i buchi diventano voragini che inghiottono le consuetudini e le buone maniere, che squarciano la terra sotto i piedi di Federico.

Carlo e due musicisti, esercito armato di realtà e disincanto, importunano l’esistenza trasparente e intatta di Federico scaraventandolo sul orlo del precipizio di quei buchi che tanto si è sempre affaticato a serrare. Buchi che hanno inghiottito nel loro dolore le vite di persone a lui care, buchi che martoriano il corpo del suo più caro amore. L’abisso, infido e infingardo,     si spalanca e lo travolge, lo schianta, lo disorienta, si prende gioco di lui prendendo ora una forma ora un’altra, scomparendo un istante dopo essere apparso. Non c’è più scarto tra la realtà e l’incubo, tra il materiale e l’immateriale, Federico è ormai nel fondo di un buco scoperchiato in cui si dimena, danza, spicca il volo sperando di evadere da una simile condizione ma non c’è, per lui, che un violento atterraggio su quella stessa terra.

Federico può attendere l’arrivo della sua amata Rosa, vittima come lui in un universo che sembra non avere scampo, può metter e a tacere la voce e le musiche che lo trascinano verso una realtà insopportabile, oppure può scegliere di ridestarsi.

(*) Il lavoro critico è stato svolto nel corso di uno Stage a distanza di critica teatrale, condotto da Alfio Petrini, al quale ha partecipato l'autore del testo.