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THAUMA

Paolo Guzzi
Thauma, dal video di W. Germondari
Thauma, dal video di W. Germondari

THAUMA di Alfio Petrini

Direzione Sandro Mabellini
Interpretazione Valentina D'Andrea Alessandro Lanza
Batteria/Voce Marco Galardi
Chitarra/Voce/Loop station Umberto Foddis
Immagini/Camera Mobile Werter Germondari
Immagini/Regia video Maria Laura Spagnoli

Viterbo, Galleria ARTUP, 29-30 giugno 2007

Tutti sanno che un testo teatrale stampato in volume non è teatro né è un copione destinato alla rappresentazione tout court. Thauma di Alfio Petrini, attore, regista, teorico del teatro e drammaturgo, è stato dapprima pubblicato nel suo libro dedicato al teatro totale (Teatro Totale, una proposta, una pratica , Titivillus Editrice, 2006) quindi, oggi è diventato spettacolo. Specialmente uno spettacolo di teatro totale si trasforma e prende vita nel momento della rappresentazione, ha necessità della rappresentazione per vivere e sulla scena trova il suo reale spazio, la sua migliore dimensione e la sua stessa giustificazione. Il lavoro del regista è dunque notevole, perché occorre saper leggere il testo in maniera pre-testuale e pretestuale, se possiamo dire, ri-creandolo senza tradire le intenzioni dell’autore, scorrendone la texture e scegliendo, su quello spartito, la musica da far suonare, la parola da dire, il concetto da far rilevare, l’immagine da selezionare e da riprodurre, adoperando la complessa tecnologia di cui oggi siamo forniti. In questa farsa di Petrini, farsa nel senso etimologico di pièce farcita di elementi vari del comico ma anche del drammatico, uno spettacolo che definirei anche una satira della nostra esistenza, nel senso originario da cui appunto proviene satira, dal latino, una satura lanx, un piatto colmo di variegati elementi, di vari codici, si direbbe ora, il merito del regista Sandro Mabellini è quello dunque di avere scelto dal testo scritto quelle istruzioni per l’uso, quelle battute, che potessero vivere di vita propria legandosi tra loro anche mediante l’abile regia /video e le immagini di Maria Laura Spagnoli e accamparsi sulla scena, non deputata, della galleria d’arte viterbese ArtUp, che dapprima aveva suscitato qualche perplessità come luogo dell’evento, ma che poi si è largamente dimostrata necessaria e innovativa, quasi luogo obbligato della performance, utilizzando quello spazio in maniera davvero totale, pareti come schermo, sonorità da discoteca, parola teatrale e gestualità della danza.

Nello spettacolo, il testo di Petrini c’è, c’è il significato voluto dall’autore, c’è la metafora. Lo spazio della prima parte, ove tutto si svolge in maniera ottimistica, panglossiana, ordinata, diciamo, viene stravolto nella seconda parte in cui i due attori, chiamati a sostenere molti ruoli, escono alla superficie di una immaginaria, complessa realtà drammatica, in cui il male di vivere, pur se leggermente reso, appare ed incide sullo spettatore, tra i commenti e intercalari del miagolio del gatto, che suscitano ilarità, ma anche per la disperazione di cui è pervaso Federico, allucinato personaggio alla ricerca della sua Rosa, eternamente distante ed inarrivabile, male di vivere e giustificazione di vita, in mezzo agli assordanti interventi musicali elettronici e dal vivo e le immagini dello schermo di fondo, e le parole degli stessi musicisti, personaggi essi stessi, partecipanti, anche con la parola, all’evento scenico. Bravi tutti, da Valentina D’Andrea, danzatrice e attrice a tutto tondo con la parola e con il corpo, ad Alessandro Lanza, interprete stralunato di più personaggi, di Federico e di Carlo (l’altro di sé e da sé). In questo evento che ha del prodigio, del taumaturgico, come appunto ricorda il titolo, l’interdisciplinarietà ( intermediale) favorisce l’indisciplinarietà, come ricorda lo stesso autore nel testo critico sopra citato, nella grande libertà, controllata dall’abilità, naturalmente, con cui sono adoperati i mezzi e gli strumenti di cui gli attori fanno parte senza prevaricare.

Il tema centrale è il buco come malattia, come sesso, come droga. Federico è l’uomo schizofrenico che immagina di vivere in un paese perfetto, senza crepe e senza buchi. Il paese immaginario di Federico si dissolve però all’arrivo di Carlo, messaggero di morte. Il suo rifugiarsi nella ricerca della fidanzata Rosa, reale o immaginaria che sia, fa lo stesso, lo stravolge ulteriormente e si allontana dalla scena e dal mondo, verso un novunque che immaginiamo, verso l’inizio della fine o la fine dell’inizio, non sappiamo. Lo spettacolo sarà replicato nell’ambito della seconda parte del Festival Quartieri dell’Arte che avrà luogo a Viterbo nel mese di settembre. Nella stagione teatrale 2007/2008 figurerà nel repertorio della Compagnia Il Battello Ebbro di Roma. [Paolo Guzzi]